Nonostante l’astensione o la contrapposizione di alcuni paesi europei (tra cui l’Italia), l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri la Dichiarazione sui Diritti dei contadini e di altre persone che lavorano nelle aree rurali, frutto di una lunga battaglia portata avanti in primis da La Via Campesina e molte altre realtà della società civile. Un momento epocale e un punto di svolta importantissimo per la protezione dei diritti delle popolazioni rurali, per migliorare le loro condizioni di vita e lavoro, rafforzarne la sovranità alimentare, la lotta al cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità.

Con 119 voti a favore, 7 contrari e 49 astenuti, il Comitato III dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunito a New York, ha approvato la Dichiarazione sui Diritti dei contadini e di altre persone che lavorano nelle aree rurali (qui la risoluzione ufficiale dell’ONU). Una vittoria  che arriva dopo anni di battaglie da parte di diverse realtà della società civile, in primis La Via Campesina, FIAN e molti altri.

La Dichiarazione ha lo scopo di proteggere i diritti di tutte le popolazioni rurali, inclusi i contadini, i pescatori, i nomadi, i braccianti e i popoli indigeni, e di migliorarne le condizioni di vitarafforzarne la sovranità alimentare, la lotta contro il cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità.
L’approvazione da parte dell’Assemblea Generale costituisce un importante contributo agli sforzi della comunità internazionale di promuovere l’agricoltura familiare e contadina.

“Il testo si propone di riconoscere e proteggere le popolazioni che vivono e lavorano in ambito rurale, più soggette alla povertà, alla fame, agli effetti del cambiamento climatico. Nel suo discorso di presentazione della risoluzione, prima del voto, la rappresentante della Bolivia ha evidenziato come contadini e lavoratori rurali forniscano, secondo dati della Fao, il 70% degli alimenti che vengono consumati nel mondo e contribuiscano al benessere del pianeta preservando la biodiversità” scrive Osservatorio Diritti (qui l’articolo originale di Marta Gatti).  “Per vedere concluso l’iter della risoluzione bisognerà aspettare il mese di dicembre, quando l’Assemblea Generale dell’Onu dovrà dare l’approvazione formale. A preoccupare i proponenti adesso è l’implementazione della dichiarazione. «Vogliamo che diventi realtà, che non rimanga sulla carta», sottolinea Ramona Duminicioiu. La dichiarazione sarà utilizzata, secondo i proponenti, come uno strumento per generare trasformazioni nelle politiche dei governi, a livello nazionale, regionale e locale.”