Non c'è buon cibo senza i contadini!

La Camera dei Deputati approva, ora la parola al Senato!

COMUNICATO STAMPA 20/05/2021

Oggi, giovedì 20 05 2021 la Camera dei Deputati ha discusso e votato la proposta di legge “DISPOSIZIONI PER LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE DELLA AGRICOLTURA CONTADINA”.
La votazione ha avuto come risultato 360 voti favorevoli, 0 contrari, 18 astenuti
dimostrando l’assoluta necessità condivisa da tutti i gruppi parlamentari di una legge fondamentale che riconosca l’agricoltura contadina.

Frutto di un’iniziativa nata 11 anni fa, la Campagna Popolare per l’Agricoltura Contadina ha visto la partecipazione di decine di associazioni le quali, ognuna con le proprie modalità, hanno dato un contributo che ha portato al risultato di oggi.
La dimensione collettiva ed orizzontale costituisce lo spirito originario della Campagna e ne guiderà l’azione in relazione alla prossima fase di discussione al Senato.
Ripartire dalla aree interne, marginali, dalle pratiche agroecologiche capaci di dare risposte in termini di cibo, cultura, socialità e salute anche nell’epoca di una pandemia che ha messo in ginocchio le catene del valore globali: questo è il senso di una legge che, se passasse senza stravolgimenti al Senato, sarebbe un effettivo passo verso la transizione ecologica di questo Paese.

Nell’ambito della Decade dell’Agricoltura Familiare della FAO, un segnale nella giusta  direzione.

E’ significativa l’unanime volontà nell’approvare e portare al Senato queste istanze.
Sebbene sentire parlare di Agricoltura Contadina alla Camera dei Deputati sia un evento unico, siamo consci che sia solo un primo passo verso l’obiettivo comune e invitiamo tutte le forze politiche alla rapida approvazione in Senato della legge e le forze sociali a sostenerne il valore collettivo.

Le realtà agricole contadine in Italia sono l’82% delle aziende agricole, danno lavoro a più del 41% degli occupati in agricoltura e realizzano 1/3 del valore della produzione totale agricola (circa 20 mld di euro).

Noi non fabbrichiamo cibo, lo produciamo!

Contatti:
Roberto Schellino: 3351741213
Sergio Cabras: 3384665838
info@agricolturacontadina.org

2 commenti

  1. Fabrizio Sulli

    Sembrerebbe un buon passo, sebbene ci siano grandi differenze tra la dichiarazione Onu e questa legge. Dichiarazione ONU pensata anche per i popoli indigeni e per i braccianti. E credo che voler vivere avendo come direzione le economie rurali delle tribù sia un diritto.
    L’unico dubbio che mi sorge è :
    – cosa si intende per “azienda agricola contadina”?
    Sarei curioso di sapere se anche il contadino che fa sussistenza autoproduzioni o piccolo allevamento per sola sussistenza ed autoconsumo sarà tutelato, o se si intendono solo le aziende con partita Iva.
    Leggendo il testo le perplessità sono parecchie. Come pure mi lascia perplesso l’iscrizione ad un registro.
    Vi sarà reale tutela pure per chi vuol fare la stessa agricoltura dei vecchi contadini svincolandosi dall’imprenditoria? O sarà solo l’ennesimo recinto ben distante dai diritti internazionali, dai popoli indigeni, e dal mondo rurale di decenni fa?
    Quindi se faccio permacultura, realizzo zone umide, rispetto l’ambiente praticando agricoltura naturale ma da singolo o da gruppo di amici in comunità, senza essere azienda, rimango come un fantasma finchè la burocrazia non mi perseguita?
    Scrissi mesi fa alle associazioni promotrici senza mai avere risposta, proprio in relazione alle mie problematiche, all’assenza di tutela ed al mancato riconoscimento del contadino quale custode del territorio, ed al diritto di fare una vita rurale povera e di scambio e sussistenza. Vi ringrazio, se risponderete.

  2. Sergio Cabras

    Salve Fabrizio, e scusi la risposta un po’ tardiva ma, fra le varie cose, il tempo che ci rimane per internet, non è molto.
    Come membro del gruppo di coordinamento nazionale della Campagna Contadina vorrei cercare di rispondere alle sue osservazioni:

    Per prima cosa dobbiamo premettere che speriamo sia chiaro il fatto che dialogare con chi è in Parlamento e si trova a fare le leggi non è una cosa facile, né semplice, né lineare, né in cui si possa far a meno di tener conto degli equilibri politici/partitici e dei rapporti di forza reali tra noi contadini e chi gestisce il potere. Ciò significa che non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno il fatto che tra la legge come la vorremmo noi che da oltre un decennio ci adoperiamo per ottenerla e quella che – se uscirà – uscirà al termine dell’iter parlamentare c’è e ci sarà inevitabilmente una certa differenza, nemmeno tanto piccola.

    C’è chi sceglie, di fronte a questo dato di fatto, che non vale la pena lavorare per ottenere un riconoscimento legislativo e che tanto vale continuare sopportando (e sottostando a) le cose come sono adesso.

    Può darsi sia giusto così. Noi però abbiamo scelto la strada di fare ciò che ci è possibile per arrivare ad una legge che in primo luogo riconosca che l’agricoltura contadina esiste, che è un modello specifico e distinto da quello agroindustriale, ed una legge che ci dia delle regole semplificate ed adatte al tipo di lavoro che facciamo e non tali, com’è oggi, da impedirci di fatto di continuare a lavorare nel modo che ci è proprio come contadini.

    Come contadini, vivendo qui in Italia, non necessariamente significa come i contadini delle popolazioni indigene di altri continenti e noi crediamo che l’Italia abbia fatto un grave errore a non sostenere convintamente il percorso della dichiarazione sui diritti dei contadini all’ONU vedendola come una realtà propria di altri contesti ma che non andava intesa come applicabile anche qui nelle forme specifiche in cui l’essere contadini nel 2021 si dà qui oggi in un paese come l’Italia ed in Europa: né qui nè altrove si tratta di un residuo del passato; è, al contrario, secondo noi, una delle poche attività produttive che attualmente sono ancora capaci di futuro, sia per chi la pratica che nel permettere un futuro a tutti gli altri.

    Premesso ciò, vorrei cercare di rispondere nel merito: per “azienda agricola contadina”, secondo il testo recentemente votato alla Camera, si intende quella che rientra nelle caratteristiche (tutte le caratteristiche insieme) elencate all’art.2. Questo ha il pregio, a nostro modo di vedere, di dare una definizione dell’agricoltura contadina come modello agricolo, ovvero cogliendola nella sua complessità, nei suoi diversi aspetti, che comprendono la tipologia aziendale (lettera A del comma 1), l’impatto ambientale (lett. B e C), le tecniche usate (lett. D), il prodotto (lett. E) e le modalità della vendita (comma 6 e 7). Questo è un aspetto importante di questa legge (se non verrà cambiata al Senato) perché a differenza di altre – come quella sul biologico o sulle DOP, IGP ecc… – riconosce un modello complessivo di agricoltura e non si limita a singoli aspetti parziali, insufficienti a dirci di quale agricoltura effettivamente si tratti.

    Per le “aziende agricole contadine” si parla di quelle che rientrano nell’articolo 2083 del codice civile sui coltivatori diretti: hanno quindi partita iva.

    Il comma 2 dello stesso articolo, però, prevede anche la figura dell’ “agricoltore contadino” come chi coltiva la terra non a titolo principale, ma comunque coerentemente con gli aspetti più inerenti l’impatto ambientale/agroecologico dei punti della definizione di cui sopra. Questa figura non è quindi necessariamente un professionista o titolare di partita iva agricola ma, secondo il testo (più avanti all’art. 6), è lo stesso tra i soggetti che possono richiedere l’assegnazione di terreni abbandonati godendo del criterio di precedenza per gli iscritti al registro dell’agricoltura contadina.

    L’iscrizione al registro non sarebbe un obbligo, ma serve a sapere a chi spettano e a chi no le agevolazioni normative che questa legge prevederebbe, se venisse definitivamente approvata in questa forma. Se non ci fosse un elenco dei soggetti che hanno titolo a beneficiare delle norme ad hoc per i contadini potrebbero facilmente approfittarne molti che fanno tutt’altro.

    E non è certo questo che vogliamo.

    Quanto al fatto se anche chi produce per il solo autoconsumo sarà tutelato, bisogna intendersi su cosa intendiamo per “essere tutelato”: il nostro obiettivo è ed è sempre stato solo ottenere la possibilità di lavorare nel nostro modo di fare agricoltura, da contadini, senza ritrovarci sempre sul filo dell’illegalità; non quello di richiedere quote PAC o altre forme di sostegno pubblico in denaro. Questa legge, che speriamo – se ci fosse il sostegno popolare che servirebbe – possa essere migliorata al Senato (o, almeno, non peggiorata, il che, purtroppo, non è affatto escluso), intanto (tra le altre cose):

    – pone un primo riconoscimento in un quadro normativo nazionale nel quale il termine “contadino” a tutt’oggi non ha alcun senso giuridico;

    – prevede che le Regioni si dotino di normative semplificate sui requisiti igienico-sanitari dei laboratori di trasformazione (è materia di competenza regionale: non può farlo il Parlamento);

    – ripristina la possibilità (di antica tradizione ma oggi legalmente abolita) per i contadini di svolgere opere di manutenzione straordinaria in economia diretta (direttamente, senza ricorrere obbligatoriamente ad imprese edili) agli edifici, anche quelli ad uso abitativo e per la realizzazione di bacini irrigui;

    – permette di recuperare ed usare terreni limitrofi abbandonati, anche di proprietà privata (ovviamente in certi casi e con certe procedure).

    Quindi recupera la possibilità di alcune pratiche che sono state tradizionalmente proprie dei contadini, ma che negli ultimi tempi erano state o del tutto messe fuori legge o comunque rese molto problematiche dalla burocrazia. E questo vale anche per chi non rientra tra le categorie dell’ “agricoltura professionale”.

    Ci basta?

    Non ci basta, no. Però noi crediamo che sia un passo avanti importante e che, nel mondo reale, le cose si cambiano un passo alla volta.

    C’è ancora molta strada da fare: in primo luogo bisognerà vedere quale testo uscirà dal Senato e poi dal secondo passaggio alla Camera; poi le forme di applicazione della legge devono essere discusse nella Conferenza Stato-Regioni; poi saranno le Regioni a dover fare le proprie leggi e poi i regolamenti attuativi (che sono il punto dove spesso chi vuole far arenare le cose ha buon gioco a riuscirci, anche perché il discorso diventa troppo tecnico per risultare interessante ai più e l’attenzione pubblica cala).

    Confrontarsi con le leggi e con chi le fa è piuttosto noioso: son cose tecniche, apparentemente riservate agli “addetti ai lavori”. Ed è forse per questo che, nei dieci anni che son passati da quando la nostra Campagna ha preso il via, abbiamo fatto solo ciò che abbiamo potuto senza quella forza che solo un vasto sostegno popolare potrebbe dare e che sarebbe necessario.

    Però una cosa sarebbe utile avere chiara: che oggi è molto più con motivazioni apparentemente neutre, proprio perché “tecniche” e da “addetti ai lavori” che si uniforma il mondo ad un modello unico, prima di diritto (appunto, con le leggi) e poi di fatto. Ed è un sistema che funziona molto bene, purtroppo, tanto che, senza che ce se ne accorga, le alternative non esistono più, nel giro di qualche anno non sono più visibili, poi praticabili, poi credibili, poi immaginabili.

    E non c’è più bisogno nemmeno della repressione per farle scomparire: basta solo qualche multa qua e là, qualcuno è costretto a chiudere, molti non ci provano nemmeno più. È l’economia che si trasforma, si dice, ma appare tutto solo un fatto tecnico.

    Nulla di politico.

    Cari saluti

    Sergio Cabras

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