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Questo spazio è un laboratorio di idee per esporre nuove proposte per il futuro della Campagna Popolare. Ogni proposta sarà conservata, valutata e, se è il caso, commentata.

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23 28/1/2009 la civiltà contadina
luca 
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Sono un assaggiatore professionista d'olio dell'ONAOO - Organizzazione Nazionale Assaggiatori Olio d'Oliva di Imperia dal oltre 15 anni e sono stato olivocultore per 20 anni.
Plaudo pienamente alla vostra iniziativa che è sacrosanta,indispensabile e di grande rilievo.
Ho sempre sostenuto che la civiltà contadina è, non solo il sale della cultura italiana, ma anche la sua spina dorsale.
il contadino/a è : artigiano,casaro,veterinario,fabbro,potino,ortolano,falegname,muratore,
meccanico,apicultore e molto altro. L'agricoltore,schiavo delle sue monocolture, è persona ormai priva di autodeterminazione.
Proposta : il governo escluda dalla tassazione l'attività contadina fino ad un ammontare annuo di Euro 50.000 (cinquantamila).
Se posso aiutarvi in qualche modo,fatemi sapere.
Sarò lieto di contribuire.

Luca Mattioli


22 26/1/2009 lavoro manuale
stefen 
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salve, un'altra cosa che secondo me andrebbe considerata e fortemente appoggiata e
riconosciuta soprattutto a livello sia fiscale che retributivo, è la
manualità nei lavori agricoli, mi spiego: un piccolo agricoltore-allevatore
conducendo il fondo con lavoro manuale( sempre nei lmiti della possibilità
di tempo e fatica) non rende un servizio solo a se stesso(ad esempio: un
fieno segato, voltato e immagazzinato a mano, vale tre volte quello voltato
a macchina e imballato; una vacca munta a mano è meno soggetta a
infiammazioni e mastiti, e così via), ma rende indirettamente un servizio
anche alla società in quanto contribuisce a limitare fortemente rumori
fastidiosi e continui spesso in zone tranquille per natura, e soprattutto
evita il consumo di energie da fonti fortemente inquinanti e responsabili
della pessima qualità del mondo in cui viviamo, nel quale la gente beota
deve avere uno spazzolino elettrico per lavarsi i denti, una grattuggia
elettrica per il grana,uno sparaprofumo elettrico, decespugliatore,
soffiatore, carriola a motore e chi più ne ha più ne metta.


21 26/1/2009 Liberi di vendere
carmine 



Diamo la possibilita' ad ogni contadino di vendere direttamente i propri prodotti, semplicemente chiedendogli di pagare una tassa in base alla quantita' di terra posseduta e vedi come calano i prezzi e ritorniamo a mangiare cose sane.....ciao ciao


20 26/1/2009 Chi vuole veramente bene alla Madre terra?
Stefano Panzarasa 
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Caro massimo,
Se un contadino ama veramente la Madre Terra non dovrebbe uccidere gli animali.
Va bene dare spazio a tutti, perché no? Ma almeno che tutti riflettano su quello che stanno facendo perché chi continua a massacrare gli animali almeno si renda conto prima o poi che non fa la cosa giusta ma anzi si mette proprio dalla parte di quel sistema patriarcale, "la civiltà della bistecca" che osteggia proprio la cultura sana e pacifica dei piccoli contadini...
Quanto al rispetto delle tradizioni ce ne sono di tante buone da rispettare e altre meno come quella di uccidere la moglie adultera (il "delitto d'onore" ormai abolito dal codice penale).
Leonardo Da Vinci disse: "Verrà un giorno in cui uccidere gli animali verrà considerato un assassinio". Leonardo da Vinci era vegetariano...
Un saluto,
Stefano Panzarasa


19 26/1/2009 igiene
Marco 
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Il primo pensiero sulla campagna per l'agricoltura contadina è, aldi là di apprezzarne e condividerne in pieno lo spirito, facciamo attenzione.
Facciamo attenzione affinchè una deregulation totale non porti a situazioni "fai da te" che poi si possono ripercuotere
negativamente sull'intero comparto. Penso ai casi di tossinfezione da latte crudo proprio ascrivibili a questa situazione.
Ho visto che qualche commento a riguardo è già stato inserito, ma ritengo sia uno degli aspetti fondamentali in cui una futura discussione verterà.
E' solo uno spunto affinchè si possa proseguire una campagna giusta senza perdere l'equilibrio della cosa.
Saluti
Marco


18 24/1/2009 contadini e vivaisti
diana 
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come ho indicato in un commento ad uno dei punti della petizione, produco e coltivo piante ornamentali.
Mi considero una contadina (e sono ufficialmente Imprenditore Agricolo); sto appena iniziando l'attivita' quindi non mi sono ancora imbattuta in troppa burocrazia, tranne le autorizzazioni per le serre (serre temporanee, tunnel+copertura nylon).
Vorrei che la nuova normativa riguardante i contadini, coloro che ricavano il loro reddito dalla cosiddetta PPC e da terreni agricoli, includesse anche i produttori di piante come me.
Applico criteri di coltivazione naturali, anche se non credo di richiedere una certificazione biologica, giustamente pensata per gli alimenti. Forse pochi pero' sanno che le piante, se coltivate con le attuali tecniche industriali sono drogate con la fertirrigazione e gli antiparassitari e devono essere disintossicate prima di poter riprendere il loro ciclo biologico naturale.
Sarebbe interessante una proposta "biologica" anche per la coltivazione di specie ornamentali e per le piantine da orto.


Risposta: Risposta: Diana, ti rivolgo la risposto che già ho rivolto a una ltro amico.
Tutti noi delle organizzazioni promotrici siamo d'accordo che a fine campagna valuteremo tutte le proposte giunte per fare un documento integrativo (che, perciò, non tocchi il testo della campagna) dove inseriremo le aggiunte approvate all'unanimità.
Quindi ragioneremo anche sulla tua proposta di integrazione. Grazie.
Massimo Angelini


17 22/1/2009 Nessun obbligo contributivo o previdenziale?
Mario Chisari 



Il punto 4 mi è un po' oscuro. Se il "contadino" non versa contributi previdenziali, non potrà mai avere diritto alla pensione? O la sua pensione è a carico della collettività? E se si ferisce in modo da non poter più lavorare maneggiando una roncola? Forse è il caso di chiarire meglio la richiesta.


Risposta: Ascolta Mario,
il punto 4 riguarda solo quelli che prestano lavoro ai contadini "gratuitamente o come apprendistato o scambio di opere". In poche parole, si riferisce a riconoscere la libertà di quello che una volta si faceva senza problemi: cioè, darsi una mano tra vicini o compaesani senza timore di fare un atto contro legge. Sai che se vuoi andare a fare il fieno o la mietitura per un tuo amico (che abbia un'azienda agricola) non puoi farlo se non sei messo in regola? Lo so che questo potrebbe fornire una mascheratura al lavoro nero, ma non dimentichiamo che parliamo di contadini, cioà di persone (punto 2) che coltivano esclusivamente per l'autocuonsumo familiare e per la vendita diretta ai consumatori e agli esercenti locali, senza essere né avere dipendenti).
Per quello che dici tu, se vai a vedere il punto 2 lettera F, troverai che chiediamo che i contadini abbiano i servizi assistenziali e previdenziali, per i quali , però, debbano pagare i contributi minimi previsti dalla legge.
Massimo Angelini


16 22/1/2009 consorzi
marina laurenti 
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Sono un poco scettica sulla parte riguardante l'igiene, pensando a possibili incidenti ad opera di persone senza scrupoli. Meglio l'autocertificazione con possibili verifiche a campione.
Invece sono una grande fautrice dei consorzi, anche solo di fatto. Immagino una comunità solidale che si occupi di tutto quello che normalmente si chiama filiera, ma all'interno del gruppo: lavorazione del terreno come mano d'opera e macchinari, raccolta, stoccaggio, lavorazione dei prodotti, propaganda, vendita al dettaglio in luoghi a cui fanno capo tutti i partecipanti. Coraggio, ci arriveremo.


15 22/1/2009 Ecocidio
Stefano Panzarasa 
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Salve, complimenti per l'iniziativa a favore delle persone, i contadini, che curano con amore la Madre Terra.
Appartengo al gruppo Rete Bioregionale Italiana, firmatario della petizione, ma nella nostra discussione iniziale avevo proposto di non firmare la petizione (o modificarla) perché non rispettosa del fatto che se un contadino ama veramente la terra non dovrebbe uccidere gli animali.
Secondo me non si può continuare a massacrare gli animali di allevamento a favore di quella che già molti anni fa Jeremy Rifkin ha definito "la cultura della bistecca", che rappresenta pienamente la società patrircale e i suoi valori di sopraffazione, dominio sulla natura (e sulle donne), violenza e guerre... Tutto l'opposto della cultura eco-pacifista a cui insieme vorremmo arrivare.
"Il futuro non è scritto" dice il titolo di un bel film sul gruppo dei Clash, e io spero che sia diverso da quello che a cui aspira Berlusconi, e che sia senza il massacro di miliardi di vacche ogni anno che ingrassa quelli come lui e affama altrettanti miliardi di persone che vivono nei paesi poveri, causa la distruzione di immense foreste, desertificazione del pianeta, riscaldamento dell'atmosfera, eccetera.
Quanto basta per considerare in modo critico questa petizione che pur rappresenta un grande passo avanti verso la consapevolezza ecologica e il vivere degnamente nel proprio luogo non mangiando più la carne.


Risposta: Caro Stefano,
quando abbiamo preparato (in dieci mesi!) il testo di questa proposta ci eravamo posti, tra i molti avanzati, anche i dubbi che proponi tu. Poi ha prevalso il desiderio di avanzare una richiesta per tutti i contadini - quelli che coltivano per il sostentamento della propria famiglia e per la vendita diretta e senza intermediari dei loro prodotti - senza escludere nessuno! E tu sai che la maggior parte dei contadini - soprattutto di quelli che lo sono di famiglia e cultura tramandata e non per scelta - poco o tanto, ma l'allevamento di animali da cortile o da stalla lo praticano, eccome!
Non discuto la bontà delle cose che dici, ma vorrai farti riflettere sull'importanza che in questo momento nella lotta per affermare che i contadini esistono e devonoe ssere riconosciuti come tali ci siamo tutti e ci sia posto per tutti, senza continuare a dividerci e a distinguerci.
Massimo Angelini


14 21/1/2009 obblighi di legge
risotruce 
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Utente iscritto

non resta altro da fare ,che diminuire gli obblighi di legge imposti ,dalla grande industria,per eliminare concorrenti locali.
dato il modello FALLIMENTARE delle grande produzione.occorre che gli italiani aprano gli occhi.e girino lo sguardo di 180gradi,su ciò che si è fatto finora,data la grave situazione non solo economica ma ambientale(ogm,cibi avvelenati e scadenti)oltre che CARI data la pessima qualità


13 21/1/2009 agricoltura
risotruce 
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Utente iscritto

sono un seguace,di masanobu fukuoka,padre dell\'agricoltura naturale,coltivo e allevo su un ettaro e mezzo di tutto,i miei prodotti sono assolutamente\" naturali\" e di Grande Qualita,la burocrazia della commissione europea(non eletta) mi impedisce di distribuire i miei ottimi prodotti nei circuiti locali,bisogna che noi italiani ,piccoli produttori di alta qualità ci facciamo sentire per una RIVOLUZIONE del sistema distributivo ,che oltre tutto

è pure in FALLIMENTO
data la mole di debiti enormi che ha con BANCHE pure FALLITE.
la situazione di pre CRAcK da insolvenza che si sta prospettando ,deve spingere verso nuove leggi a favore della produzione famigliare e locale.
verso cioè una agricoltura NATURALE che recuperi interamente le nostre TRADIZIONI e il nostro territorio,anzichè il saccheggio rivoltante ,e la distruzione di ogni sistema compatibile e sostenibile,oltre che naturale .
la fortissima disoccupazione prevista dalla futura situazione economica fallimentare deve allertare i politici più svegli all\'approvazione immediata di leggi a favore della popolazione italiana e delle famiglie che presto si ritroveranno numerose a molioni senza REDDITO.


12 21/1/2009 LOCALE CONTRO GLOBALE
risotruce 
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Utente iscritto

solo la produzione locale e famigliaRE è SINONIMO DI QUALITà,


11 21/1/2009 Chiarisco meglio...
Silvia Scozzafava 



Giusto qualche precisazione: io condivido appieno le finalità di questa petizione, e sono pienamente consapevole del grande valore dei contadini "veri" nel conservare il nostro territorio e la sua cultura in un tutt'uno inscindibile. La mia perplessità riguarda il fatto che la petizione così com'è difficilmente potrà dare un aiuto concreto alla causa, e al tempo stesso rischia di attirare un gran numero di persone dai pochi scrupoli.
E' di scarso aiuto perché già il sostegno alla piccola contadinanza è in controtendenza rispetto alle politiche dominanti; se proponiamo cose troppo fuori dell'ordinario, le possibilità di spuntare qualcosa e non esser presi per pazzi sono vicine allo zero.
E' rischioso, perché già adesso nel mondo del biologico, che pure è super controllato, ci sono molti soggetti che approfittano della possibilità di vendere a prezzi maggiori, e si sono immessi nel ramo in modo più o meno superficiale, gettando discredito anche sugli operatori più impegnati. Sono sincera, quando mi avvicino a prodotti biologici, da un lato sono attratta, dall'altro sono anche molto scettica, e di fatto non sono un acquirente "tutto bio". Molti "furbetti" potrebbero avvalersi di enormi agevolazioni spacciando le loro attività come attività contadine, e come si potrebbe discriminare il "contadino vero" da quello industriale travestito? Per non parlare dei potenziali rischi sanitari connessi all'arrivo di gente senza scrupoli in un settore che sarebbe fuori da ogni controllo.


Risposta: --- vedo che stai precisando ancora con magggiore forza le perplessità del tuo precedente messaggio ... perplessità sacrosante, ma spero che tu possa leggere la mi risposta a quel messaggio.
Massimo Angelini


10 19/1/2009 terreni incolti
herman 
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Abbiamo firmato la petizione in quanto vorremmo intraprendere l'attività del "vero contadino", inteso quale custode della terra e del mondo vegetale. Io e mia moglie stiamo pensando alla creazione di una associazione che si occupi della coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno, nella ns zona, non più coltivati in quanto non redditizi, oppure perchè il proprietario ha raggiunto un'età avanzata, ed oramai abbandonati. Per questo ci interessa particolarmente il tema dei terreni incolti e proporremmo l'eventuale creazione di una bacheca in cui inserire domande e offerte per poter diffondere l'interesse anche ad altri. Cordialmente Ermanno e Francesca (Padova)


Risposta: Cari Ermanno e Francesca, ciò che volete fare è bellissimo!
Credo che prima o poi dovremo inventarci un nostro spazio "immobiliare" dove raccogliere notizie di terre e case disponibili, affittabili, in vendita, condivisibili ecc. insieme alle richieste di chi le cerca.
Massimo Angelini


9 19/1/2009 Bravi!
Corsaro 
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Una email mi ha messo a conoscenza della Vs. iniziativa che condivido. L'ho pubblicata sul blog dei Corsari del Gusto. Magari se passate da li potete spiegare meglio ai lettori. Grazie
Edoardo Bresciano, (Corsaro del Gusto)


8 19/1/2009 Era ora
Marco S. 
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Finalmente qualcuno che parla seriamente dell'"arte del contadino"

Vi scopro oggi e vi faccio i complimenti appena finito di leggerVi aderisco alla petizione: Già combatto la mia piccola battaglia personale per la divulgazione dei prodotti "veri" dei contadini "veri"
Vi sugerisco di proporre una modifica alla norma sulla somministrazione di alimenti e bevande, ovvero, se il ristoratore potesse somministrare i prodotti del contadino veri anche cioè di quelli che non hanno il confezionamento, (magari sotto sua responsabilità e del contadino ovvio) per i contadini si aprirebbe un interessante sbocco.
Di nuovo complimenti

Marco S.
(Spoleto PG)


Risposta: Grazie Marco per il suggerimento.
Tutti noi delle organizzazioni promotrici siamo d'accordo che a fine campagna valuteremo tutte le proposte giunte per fare un documento integrativo (che, perciò, non tocchi il testo della campagna) dove inseriremo le aggiunte approvate all'unanimità.
Massimo Angelini


7 19/1/2009 Per iniziare ...
Giuseppe 
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Come dice Silvia (impossibile proporre di annullare il discorso partita iva e tutta la burocrazia richiesta, si potrebbe essere visti come "eletti")e come dice Gabrielino verremmo visti come i nuovi sovversivi, "i sovversivi della terra " ed è proprio qui il punto. Tutte le leggi o gran parte di esse fanno bene al mercato ma non al singolo,famiglia o mantenitori di tradizioni agro-culinarie. Quanti danni hanno arrecato le decisioni UE sulle quote ? Sull'igiene apparente ? Tutte cose che avevano interesse a cancellare i rapporti porta porta tra vicini e affidare tutto ai grandi distributori.
Pensiamo alla diffussione dei centri commerciali , quanti bottegai hanno chiuso ?
E' iniziata l'ora di resistere , applicare , fare , agire anche se si và contro le leggi .. e parallelamente cercare di allinearsi ad esse. Ce lo permetteranno ? Io comunque inizio ...


6 19/1/2009 inoltre...
gabriellino 
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inoltre una campagna del genere si scontra in maniera sconcertante contro lo spirito di tutte le iniziative politiche e legislative dell'unione europea, che nel corso degli anni definito e messo in pratica l'olocausto delle economie di sussistenza moderna (come sarebbe stata quella dei moderni contadini, in cotrapposizione alla figura dell'impreditore agricolo professionale).

gli intenti della campagna (che peraltro condivido) a mio avviso sarebbero più consoni per la costituzione di una cellula terroristica (perchè questa sarà l'etichetta che tra breve ci appiccicheranno!!) di coltivatori ribelli, più che per una proposta di legge.


5 19/1/2009 Libertà VS diritti
gabriellino 
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Questa è un iniziativa più che encomiabile, meravigliosa. sono però assai scettico sulle possibilità di azione di una legge simile, nella remota possibilità di approvazione della stessa, sfruttando i contraddittori del sistema giuridico italiano...
proporre una cosa del genere significa niente di meno che aprire una guerra contro il professionismo, l\'industria e il mercato in primo luogo; in secondo luogo contro una classe politica non semplicemente comprata dai detentori dei vari monopoli radicali professionistici, ma completamente fondata su queste forme di racket avanzato.
ci rendiamo conto?!?!?

posto alcuni brani adi Ivan Illich

Gli effetti menomanti della supremazia del mercato

Il vocabolo crisi indica oggi il momento in cui medici, diplomatici, banchieri e tecnici sociali di vario genere prendono il sopravvento e vengono sospese le libertà. Come i malati, i paesi diventano casi critici. Crisi, la parola greca che in tutte le lingue moderne ha voluto dire “scelta” o “punto di svolta”, ora sta a significare: “Guidatore, dacci dentro!”. Evoca cioè una minaccia sinistra, ma contenibile mediante un sovrappiù di denaro, di ma¬nodopera e di tecnica gestionale. Le cure intensive per moribondi, la tutela burocratica per le vittime della discriminazione, la fissazione nucleare per i divoratori di energia sono, a questo riguardo, risposte tipiche. Così intesa, la crisi torna sempre a vantaggio degli amministratori e dei commissari, e specialmente di quei recuperatori che si mantengono con i sottoprodotti della crescita di ieri: gli educatori che campano sull\'alienazione della società, i medici che prosperano grazie ai tipi di lavoro e di tempo libero che hanno distrutto la salute, i politici che ingrassano sulla distribuzione di un\'assistenza finanziata in primo luogo dagli stessi assistiti. La crisi intesa come necessità di accelerare non solo mette più potenza a disposizione del conducente, e fa stringere ancora di più la cintura di sicurezza dei passeggeri; ma giustifica anche la rapina dello spazio, del tempo e delle risorse, a beneficio delle ruote motorizzate e a detrimento delle persone che vorrebbero servirsi delle proprie gambe.
In tutte le società lo sviluppo ha avuto il medesimo effetto: ognuno si è trovato irretito in una nuova trama di dipendenza nei confronti di prodotti sfornati dal medesimo tipo di macchine: fabbriche, cliniche, studi televisivi, isti¬tuti di ricerca. Per appagare questa dipendenza bisogna continuare a produrre le stesse cose in quantità maggiori:beni standardizzati, concepiti e realizzati ad uso di un futuro consumatore già addestrato dall\'agente del produt¬tore ad aver bisogno di ciò che gli viene offerto. Questi prodotti, siano essi beni tangibili o servizi intangibili, costituiscono la produzione industriale. Il valore monetario che si attribuisce loro in quanto merci è determinato, in proporzioni variabili, dallo Stato e dal mercato. Cul¬ture differenti diventano così scialbi residui di stili d\'a¬zione tradizionali, relitti sbiaditi in un unico deserto di dimensioni planetarie, una terra arida devastata dal macchinario che serve a produrre e consumare.
Ma anche quando si assegni un prezzo alla degradazione dell\'ambiente e alle perdite causate dalla nocività o si calcoli il costo della polarizzazione, non si è ancora detto in modo chiaro che la divisione del lavoro, la moltiplicazione delle merci e la dipendenza da esse hanno forzosamente sostituito con confezioni standardizzate quasi tutte le cose che la gente un tempo faceva da sé o fabbricava con le proprie mani.
Ormai da due decenni muore ogni anno una cinquantina di lingue; una metà di quelle che ancora si parlavano nel .1950 sopravvive soltanto come argomento di tesi di laurea. E le lingue che ancora restano per testimoniare l\'incomparabile varietà dei modi di vedere il mondo, di servirsene e di goderne, paiono oggi sempre più simili. La coscienza è ovunque colonizzata da etichette importate. Eppure anche quelli che si preoccupano per la varietà culturale e genetica che va perduta o per la moltiplicazione degli isotopi a lungo effetto, non badano al depauperamento irreversibile delle capacità, delle storie e dei gusti. E questa progressiva sostituzione dei beni e servizi industriali ai valori utili ma non negoziabili è stata l\'obbiettivo comune di gruppi e regimi politici per tutto il resto violentemente antagonistici.

Servizi professionali menomanti

Queste minoranze già si rendono conto che, come tutte le forme di vita culturale autoctona, esse sono minacciate dai megastrumenti che espropriano sistematicamente le condizioni ambientali propizie all\'autonomia individuale e di gruppo. Perciò, senza far chiasso, decidono di difendere l\'utilità dei loro corpi, delle loro memorie e dei loro talenti. Poichè il rapido moltiplicarsi dei bisogni attribuiti genera forme di dipendenza sempre nuove e sempre nuove categorie di povertà modernizzata, le odierne società industriali stanno diventando dei conglomerati interdipendenti di clientele, degli insiemi di maggioranze, contrassegnate da stigmate burocratiche.
lo propongo di chiamare quest\'ultimo quarto di secolo: l\'Era delle professioni menomanti. Scelgo questa denominazione perché è impegnativa per chi la usa. Mette infatti in luce le funzioni antisociali svolte dai fornito¬ri meno contestati: gli educatori, i medici, gli specialisti di assistenza sociale, gli scienziati. Nello stesso tempo mette sotto accusa la passività dei cittadini che si sono sottomessi come clienti a questa poliedrica schiavitù. Parlare del pote¬re delle professioni menomanti significa costringere le loro vittime (lo studente a vita, il \'caso\' ginecologico, il consuma¬tore) a riconoscere la propria connivenza con i rispettivi gestori. Definendo gli anni Sessantaq l’apogeo del “solutore di problemi”, si evidenzia nello stesso tempo la tronfia presunzione delle nostre élites universitarie e l\'avi¬da dabbenaggine delle loro vittime.
Ma non basta smascherare e denunciare i fabbricanti dell\'immaginazione sociale e dei valori culturali: definendo l\'ultimo venticinquennio l\'Era della dominazione profes¬sionale, si vuoi fare qualcosa di più, si vuole proporre una strategia. E’ necessario infatti andare al di là di una di¬versa distribuzione, fatta dagli esperti, di merci dispen¬diose, irrazionali e paralizzanti, al di là del marchio di garanzia del professionismo radicale, al di là della sag¬gezza convenzionale degli odierni “uomini in gamba”. Questa strategia esige né più né meno che lo smascheramento dell\'ethos professionale. La credibilità dell\'esperto, sia scienziato, terapista o manager, è il tallone d\'Achille del sistema industriale. E quindi soltanto quelle iniziative civiche e quelle tecnologie radicali che si oppongano di¬rettamente all\'insinuante dominio delle professioni meno¬manti aprono la via al libero esercizio di competenze non gerarchiche, basate sulla comunità. La fine dell\'attuale ethos professionale è condizione necessaria perché emerga un nuovo rapporto tra i bisogni, gli strumenti contempo¬ranei e la soddisfazione degli individui. E il primo passo in questa direzione è un atteggiamento scettico e privo di deferenza, da parte del cittadino, nei confronti dello spe¬cialista. La ricostruzione della società ha inizio quando i cittadini cominciano a dubitare.
L\'Era delle professioni sarà ricordata come il periodo nel quale la politica si estinse e gli elettori, guidati dai professori, affidavano ai tecnocrati il potere di legiferare sui bisogni, l\'autorità di stabilire chi avesse bisogno e di che, e il monopolio dei mezzi con i quali soddisfare tali bisogni. Sarà ricordata anche come l\'Era della scolarizza¬zione, nella quale gli uomini venivano addestrati per un terzo della vita ad accumulare bisogni su prescrizione e negli altri due terzi costituivano la clientela di prestigiosi spacciatori che alimentavano i loro vizi. Sarà ricordata come l\'epoca nella quale viaggiare per diporto voleva dire muoversi in gregge per andare a sbirciare degli stranieri; in cui la vita intima voleva dire esercitarsi a raggiungere l\'orgasmo sotto la guida di Masters e Johnson; in cui espri¬mere un\'opinione voleva dire ripetere a pappagallo il di¬scorso trasmesso la sera prima dalla tv; in cui votare si¬gnificava dire di sì al piazzista che prometteva una dose maggiore della solita merce.
Di un fatto bisogna anzitutto rendersi conto: i corpi pro¬fessionali che presiedono oggi alla creazione, aggiudica¬zione e soddisfazione dei bisogni costituiscono un nuovo tipo di cartello. Se non si tiene presente questo fatto, è impossibile aggirare le difese che essi vengono preparando. Già vediamo infatti il nuovo biocrate occultarsi dietro la maschera amabile del medico d\'una volta; il comporta¬mento aggressivo del pedocrate viene minimizzato come semplice eccesso di zelo o ingenuità dell\'insegnante im¬pegnato; il direttore del personale, equipaggiato con tutto un armamentario psicologico, si camuffa da capoccia vec¬chio stile. I nuovi specialisti, che di solito provvedono a bisogni umani che la loro specialità ha creato, tendono ad atteggiarsi ad amanti del prossimo che forniscono una qualche forma di assistenza. Arroccati più saldamente d\'una burocrazia bizantina, internazionali più d\'una chiesa universale, stabili più di qualunque sindacato, possiedono competenze più vaste di quelle di qualsiasi sciamano ed esercitano sulla propria clientela un controllo più stretto di quello della mafia.

ecc.


Risposta: Hai colto lo spirito dell'iniziativa perfettamente!
Se solo il primo punto fosse accolto, saremmo già a "tre passi" da una rivoluzione.
Grazie per la citazione di Ivan Illich: ho avuto l'onore di conoscerlo ed esserghli amico, e penso che tutti noi - che ci occupiamo di terra, luoghi comuni e comunità - abbiamo ragione di essergli riconoscenti.
Massimo Angelini


4 19/1/2009 perplessità...
Silvia Scozzafava 
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Mi lascia perplessa la richiesta di totale de-regolamentazione e de-tassazione dell'attività contadina... Ci vedo un "piatto ricco" in cui ci si ficcherebbe gente poco interessata alla tutela del territorio e molto di più al profitto facile. Se si parla di "vendita" non si può pretendere che questa non venga considerata "atto di commercio"! Io sono più favorevole ad un alleggerimento delle normative, magari con ricorso all'autocertificazione, ma non alla deregulation totale! Per ora, quindi, non firmo, ma vi seguo comunque con interesse.


Risposta: Silvia,
è vero che qualcuno potrebbe approfittare di uno spazio di libertà da fiscalità e burocrazia. Ma questo può sempre accadere, perché la nostra cultura giuridica è fondata sulle eccezioni e noi Italiani siamo bravissimi - per abitudine e cultura - a trovare le "scappatoie". Detto questo, credo che sia sempre meglio avere un furfante libero che un innocente in progione! Detto fuori dalla metafora, non importa se per dare libertà a centomila persone, mille se ne approfitteranno: per ora comnciamo a costruire uno spazio di libertà e dignitù per i contadini, poi penseremo a mettere fuorigioco i troppo furbi.
Quanto alla vendita, ti segnalo che il punto 1 non riguarda i soli contadini, ma tutti coloro che, indipendentemente dalla loro professione o dalla loro attività prevalente, contivano un pezzo di terra e in questa fanno prodotti: bene, si tratta di tornare a una vecchia regola civilistica che precisava proprio che la vendita diretta, in quanto non comprende inetrmediazione, non è un atto di commercio. Questo oggi può sembrare strano, ma appartiene alla nostra tradizione giuridica.
Massimo Angelini


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