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Punto 1

punto 1


Chi coltiva un appezzamento di terra, qualunque sia la sua dimensione, per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediari, possa liberamente:


a.     trasformare e confezionare i propri prodotti nell’abitazione o nei suoi annessi, attraverso le attrezzature e gli utensili usati nella consueta gestione domestica;


b.     vendere i propri prodotti agricoli (comprese le sementi autoriprodotte), alimentari e di artigianato manuale ai consumatori finali, senza che ciò sia considerato atto di commercio.

 

 

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Autore Albero
Anonimi
Inviato: 18/1/2009 19:42  Aggiornato: 18/1/2009 23:24
 Re: Punto 1

Chi garantisce la qualità del prodotto? Bisogna fidarsi del produttore e basta? Come si può essere sicuri di ciò che si mangia?

Rispondi
Anonimi
Inviato: 19/1/2009 8:58  Aggiornato: 19/1/2009 8:58
 Re: Punto 1
Io ho firmato in quanto ritengo che dobbiamo riprenderci un po' la nostra vita in mano, e forse questo può essere l'inizio. Allo stesso tempo vorrei che si riflettesse su questo punto. Una certa sorta di controllo deve essere posto altrimenti casi come i maiali alla diossina o marmellate scadute sarebbero all'ordine del giorno. Non tutti sono coscenziosi allo stesso modo. Almeno un corso o 1 verifica sanitaria periodica sarebbero necessari per garantire la sicurezza alimentare, no?
Rispondi
Anonimi
Inviato: 22/1/2009 9:12  Aggiornato: 22/1/2009 9:12
 Re: Punto 1
anche per me, una forma di controllo deve esserci, sennò quà tutti si dichiarano rientranti in questa categoria e il consumatore finale viene gabbato.
Rispondi
Massimo Angelini
Inviato: 22/1/2009 15:09  Aggiornato: 22/1/2009 15:11
Amministratore
Iscritto: 3/12/2008
Da:
Inviati: 5
 Re: Punto 1

Oggi l'agricoltura è popolata di garanti e certificatori. Sembra quasi che i contadini siano bugiardi fino a prova contraria e per questo abbiano bisogno di qualcuno che garantisca per loro.
Credo che, invece, si possano incoraggiare forme di autocertificazione e, quindi, un rapporto fiduciario diretto tra chi coltiva o prepara i prodotti e chi li mangia. Questo può funzionare senz'altro quando la vendita è "diretta e senza intermediari", e quando chi mangia può visitare e, così, conoscere il luogo, la terra e il modo che danno vita ai prodotti.
Peraltro, chi non si fida dei produttori e ha necessità di un garante o di una certificazione può continuare a rivolgersi ai produttori certificati o controllati dalla ASL. E' una necessità legittima, così come è legittimo che chi coltiva un po' di terra (anche senza essere un agricoltore: infatti il punto 1 vale per tutti) possa trasformare e confezionare i propri prodotti per la vendita "diretta e senza intermediari" liberamente.


Massimo Angelini

Rispondi
Massimo Angelini
Inviato: 22/1/2009 15:24  Aggiornato: 22/1/2009 15:25
Amministratore
Iscritto: 3/12/2008
Da:
Inviati: 5
 Re: Punto 1

Capisco bene la preoccupazione di questi due ultimi interventi, ma vorrei rinviare alla mia risposta precedente.

C'è bisogno di libertà:
- per chi produce per autoconsumo e per vendita diretta e senza intermediari, la libertà di rendere disponibile il proprio prodotto senza soggiacere a controlli, spese e burocrazia;
- per chi consuma, la libertà di non comprare prodotti sui quali non si senta garantito.

Non c'è spazio per le frodi e gli inganni, perché chi renderà direttamente disponibile il proprio prodotto, se non si avvarrà del controllo dell'ASL o di certificazioni, non potrà dire che il proprio prodotto è controllato e chiunque (comprando quel prodotto direttamente e vedendo che non è accompagnato da un'autorizzazione dell'ASL o da una certificazione) potrà decidere di non fidarsi e di comparlo.


Non cerchiamo di eliminare i controlli, ma solo di non renderli obbligatori per chi produce direttamente e direttamente vende ai consumatori finali i propri prodotti (punto 1) o per chi, facendo il contadino come occupazione prevalente, produce direttamente e direttamente vende ai consumatori finali e agli esercenti locali i propri prodotti (punto 2).
Chi non si fidasse, senmplicemente non dovrebbe acquistare e consumare questi prodotti.


Massimo Angelini

Rispondi
Anonimi
Inviato: 24/1/2009 11:41  Aggiornato: 24/1/2009 11:41
 Re: Punto 1
vorrei aggiungere una considerazione relativa alla formazione e informazione: purtroppo oggi i contadini hanno perso la conoscenza tradizionale e spesso usano prodotti nocivi senza conoscerne veramente gli effetti e i danni, sia sui prodotti sia sulla loro salute.
Piu' che controlli esagerati e, in alcuni casi inapplicabili (come la gestione dei nitrati) io proporrei corsi di formazione continua su concimi, antiparassitari, tecniche di coltivazione che limitino l'uso dell'aratura profonda, l'uso del compost.
Se i contadini fossero di nuovo consapevoli di quello che fanno, potrebbero meglio usare e scegliere le tecnologie a disposizione e garantire prodotti migliori
Rispondi
Anonimi
Inviato: 25/1/2009 22:10  Aggiornato: 25/1/2009 22:10
 tasse
Una perplessità, questo punto e poi confermato dai successivi mi sembra di capire vogliano esentare i contadini dalle tasse, se così è si creerebbe una ingiustizia nei confronti di altri lavoratori che le pagano perchè i servizi pubblici che sono possibili solo attraverso le tasse verrebbero pagati solo da una parte dei cittadini, Per esempio il servizio sanitario è pubblico e gratuito per tutti e giustamente tutti dobbiamo concorrere al suo sostegno economico in base alle possibilità di ogni uno; così dovrebbe essere, lasciando perdere poi i casi di mala sanità che non sono la regola.
Rispondi
Massimo Angelini
Inviato: 26/1/2009 15:35  Aggiornato: 26/1/2009 15:36
Amministratore
Iscritto: 3/12/2008
Da:
Inviati: 5
 Re: tasse

Questo punto non riguarda i contadini! ma tutti coloro che - indipendentemente dalla loro professione - coltivano un appezzamento di terra, qualunque sia la sia dimensione, per l'autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediari.
Lo scopo di questo punto è affermare, per chiunque (!), il diritto di vendita diretta dei propri prodotti senza che questo sia considerato atto di commercio.
L'esenzione dei contadini che della coltivazione fanno attività prevalente (questo è nel punto 2 lettera A) può creare - hai ragione - una asimmetrioa con gli altri lavoratori; in realtà - visti i proventi  che possono scaturire dalla vendita diretta - il gettito fiscale mancato per lo Stato sarebbe irrisorio, e comunque se pensi ai benefici collettivi dell'attività dei contadini (al contrario di chi fa agricoltura industriale) riassumibili in difesa del territorio, della fertilità della terra, della biodiversità, della cultura pratica del sapere curare la terra e i suoi prodotti - e potrei proseguire ancora ... - vedi che l'esonero delle poche tasse sarebbe solo il riconoscimento pubblico per un grande lavoro e per le sue esternalità positive per tutti.


Massimo Angelini


 

Rispondi
Anonimi
Inviato: 14/2/2009 20:16  Aggiornato: 14/2/2009 20:16
 Re: Punto 1
Sono completamente d'accordo con la petizione che proponete.Faro' quanto prima la carta d'identità per firmarla.Pensavo fosse sufficiente la patente di guida, ma cosi' non è.Buon lavoro e grazie a voi che avete preso questa iniziativa.Io sono un contadino con 5 ettri di terra e non ne posso più di questo stato vessatorio e di queste associazioni di categoria che sono una forma di parassitismo sui piccoli contadini.
Rispondi
Anonimi
Inviato: 3/3/2009 13:38  Aggiornato: 3/3/2009 13:38
 Re: Punto 1
credo fermamente che ci sia necessità di svolte in queste direzioni di autoproduzione. Credo ancora di più, da studente perso in città maleodoranti e corrotte, che prima o poi tutti o quasi dovremmo reimparare la coltivazione della terra (magari seguendo Masanobu Fukuoka e la sua agricoltura naturale priva di ingerenze inventate dall'uomo).
Perciò sottoscrivo la petizione.
Lascio però qualche dubbio:
Il primo punto parla di qualsiasi dimensione di terreno... un immenso terreno credo sarebbe difficile (certo non impossibile) da coltivare con la dovuta attenzione che si auspica per una nuova generazione di coltivatori! quindi non so se qualche furbetto si autoproclamerà piccolo contadino mentre coltiva ettari ed ettari magari con tecniche poco naturali! e anche qui pare che i controllori debbano sempre spuntare fuori...ma forse dovremmo dare più fiducia al genere umano rischiando inizialmente per dare respiro a chi ha in cuore di fare il bene!

altro problema:
Perchè non introdurre all'interno della petizione una sorta di "obbligo" (brutto termine ma che in questo campo pare provvidenziale) che induca la produzione secondo tecniche biologiche biodinamiche naturali in genere (assolutamente con assenza di pesticidi, anticrittogamici, coloranti e conservanti nel confezionamento etc)?
mi si dirà che anche qui il problema è il controllo, ma forse sta a noi lanciare il sassolino e aspettare che da pochi elementi capaci di accettare la sfida l'onda si propaghi.
Più il biologico diverrà la norma più la moda commerciale svanirà, più nessuno potrà lamentarsi (spesso a ragione) dei prezzi onerosi e dei furbetti che ne aprofittano e più la salute ne trarrà vantaggio.
si parta dal basso!

Infine anche se un giorno dovesse essere evidente l'esigenza di un controllo (sempre per terreni un po più ampi, certo non per una piccola famiglia che ha un orto e vorrebbe regalare o vendere qualche patata e un kilo di peperoni!), non sarà comunque possibile istituire in maniera comune dei gruppi associati per zone (con controlli approvati dagli stessi contadini...sorta di formalità che andrà svanendo da se dal momento che la fiducia si rinsalderebbe fra pari in men che non si dica!), che tutelino il rispetto della natura per prima e in secondo luogo (è solo una conseguenza mi pare) dell'uomo?

Grazie, spero la petizione avrà successo e saprà recepire, come pare voglia davvero fare, le esigenze multiformi che si mostreranno.
Date un occhiatina alla decrescita felice, magari potreste trovare utili spunti! buon lavoro!

Andrea Marongiu
Rispondi
Alberto Olivucci
Inviato: 8/3/2009 13:28  Aggiornato: 8/3/2009 13:31
Amministratore
Iscritto: 16/9/2008
Da: San Leo (PU)
Inviati: 2
Online!
 Re: Punto 1

Pubblichiamo una email significativa


Gentile Massimo,
 
mi chiamo Alessandro e ti scrivo dalla provincia di Asti;
faccio parte di diverse realtà locali e nazionali, tra cui un Gas,
l'ASCI, il neonato Movimento per lo "Stop al Consumo di Territorio".
Conoscendo un po' le organizzazioni che stanno promuovendo la raccolta
firme per la campagna popolare per la legge sull'agricoltura contadina,
sarei portato ad appoggiarla e (nel mio piccolo) a promuoverla sul
territorio astigiano. Ma devo confessarti che questi articoli non mi
riescono ad appassionare e questa sensazione di "imbarazzo" la sto
ritrovando in tutte le discussioni in corso nei vari gruppi che
frequento ... e allora provo a farti qualche domanda certo che le tue
risposte mi riusciranno a chiarire gli orizzonti.
 
I miei dubbi riguardano il fatto che la proposta non definisce un tipo
di agricoltura con la A maiuscola, nel senso che parla di "agricoltura
di basso o nessun impatto ambientale", "qualunque sia la sua
dimensione": due affermazioni che mi paiono addirittura errate
concettualmente: io avrei scritto: "agricoltura biologica oppure a zero
impatto ambientale oppure totalmente non assistita da sostanze
chimiche/di sintesi" e "esclusivamente di dimensione familiare (o
qualcosa di simile ...)".
Inoltre non parla di coltivazioni capaci di mantenere la biodiversità
(quindi non monocolturali).
Non mi pare poco ...
Insomma: ma questa NON è l'agricoltura che noi vogliamo ...
 
Immagino che queste "maglie larghe" le abbiate pensate per far
convergere le adesioni di più persone e di più organizzazioni agricole
possibili, ma io vedo troppi pericoli in ciò e penso che una legge così
ampia non farebbe altro che favorire i "furbi".
Aggiungo che voi pensate di integrare il testo con spunti interessanti
raccolti durante la campagna e, dunque, migliorare la sua impalcatura:
>però chi firma, firma QUESTO testo e non un altro. Non sarebbe stato
meglio, prima di passare alla raccolta firme, mettere assieme persone,
organizzazioni e idee e preparare un testo condiviso da tutti da
sottoporre poi al test delle firme ?
Temo che così ci saranno solo gran perdite di energie e alla fine non si
approderà a nulla ... e sarebbe davvero un peccato, perchè poi prima di
poterci "riprovare" ...
 
Scusami se posso sembrarti critico o negativista, non è assolutamente
mia intenzione. Ma, come dicevo all'inizio, mi piacerebbe seguirvi ma in
questo momento proprio non ci riesco ...
 
Grazie per la tua risposta




Pubblico altrettanto la risposta da parte di Massimo Angelini



Caro Alessandro,
grazie per avermi scrittto.
Rispondo alle questioni che poni e spero di farlo con semplicità e chiarezza, ma se non ci riuscitò tu dimmelo senza indugio.




1. la proposta non definisce un tipo di agricoltura con la A maiuscola, nel senso che parla di "agricoltura di basso o nessun impatto ambientale", "qualunque sia la sua dimensione": due affermazioni che mi paiono addirittura errate concettualmente: io avrei scritto: "agricoltura biologica oppure a zero impatto ambientale oppure totalmente non assistita da sostanze chimiche/di sintesi" e "esclusivamente di dimensione familiare (o qualcosa di simile ...)".




Le due affermazioni "agricoltura di basso o nessun impatto ambientale", "qualunque sia la sua dimensione" sono inserite la prima nella premessa e la seconda nell'articolo 1. Sono contesti diversi. Vediamo di che si tratta.




 




La premessa parla dei contadini, di tutti i contadini, non solo di quelli più consapevoli e amche istruiti, che non usano diservanti e concimi chimici, che sanno cosa è la diversità e sono coscenti del suo valore, ma parla proprio di tutti i contadini. Sono il 90% di quelli che mi stanno intorno e che forse stanno anche intorno a te. Sono quelli che coltivano per consuetudine, per eredità familiare, per autosussistenza e non per scelta di vita o di idee, ma perché per loro è "naturale" coltivare la terra e mangiare i propri prodotti e venderli, anche se non capiscono o non sanno cosa sia l'agricoltura biologica e cosa sia la decrescita e atanto altro ancora. Ciò che si dice nella premessa è semplice:




ESISTE un numero imprecisato di persone che praticano un’agricoltura di piccola scala, dimensionata sul lavoro contadino e sull’economia familiare, orientata all’autoconsumo e alla vendita diretta; un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia




Vedi, è solo una descrizione del mondo contadino, senza ideologia, senza dire chi sono i contadini giusti e quelli che fanno paciughi. Comunque esistono! Ed esistiamo tutti, più o meno consapevoli di ciò che facciamo. E la scelta di dire "l'agricoltura contadina non è quella industriale, quindi ci vogliono leggi diverse e un diverso riconoscimento sociale, politico e normativo" è per tutti, non solo per alcuni che hanno capito di più.
La mia montagna - io sono in Liguria, non la tengono in piedi quelli che hanno la decrescita nel cuore (come te e come me) ma proprio i contadini che a volte - per pigrizia o perché sono vecchi e non ce la fanno più - usano un po' di diserbante e che se trovano un bel pomodoro F1 magari nell'orto ce lo mettono, eccome. Capisci, Alessandro, cosa dice questa premessa. Che c'è un mondo, fatto di tanta gente, con tante idee, con tanti approcci alla terra, con tante storie alle spalle, ma questo mondo è invisibile epoiché è invisibile si può procedere a cancellarlo. Noi vogliamo che sia visto e riconosciuto, perché questa gente - bene o male, ma tutti - tiene in piedi la montagna e le campagne e fa vivere quella diversità di varietà che ci fanno onore e ricchezza e che, senza di loro (senza di tutti noi) non ci sarebbero già più.




La premessa è solo una descrizione che dice per chi ci stiamo muovendo. Per tutti.




 




"Qualunque sia la dimensione". Questo è scrtto nel primo articolo, che, se leggi con attenzioni, non parla di contadini.




Guarda bene. Il primo articolo è dedicato a:




Chi coltiva un appezzamento di terra, qualunque sia la sua dimensione, per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediari




Gli altri articoli, invece, sono dedicati a:




I contadini che, come occupazione prevalente, praticano la coltivazione del fondo e del bosco o l’allevamento o la raccolta di erbe e frutti spontanei, esclusivamente per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta ai consumatori finali e agli esercenti locali di vendita al dettaglio e ristorazione




Hai visto la differenza?




Il primo articolo non fa altro che riportare in vita una semplice norma che esisteva prima della seconda guerra mondiale e che diceva che chiunque (ma davvero chiunque) ha un pezzetto di terra e ci produce qualcosa per sé e per la vendita diretta al consumatore finale non è un commerciante né un imprenditore e la sua vendita non deve essere considerata atto di commercio.
La sgnora che sta vicino a casa tua (forse una pensionata  forse un'impiegata, non importa) e ha quatro galline (ma proprio quattro) deve potere vendere direttamente le sue uova senza per questo essere imprenditrice, coltivatrice diretta, iscritta alla camera di commercio, senza la ricevuta fiscale, senza il timbro a tampone ecc. ecc. perché il suo non è un atto di commercio. Fino a qualche decennio fa era semplicemente così. Noi vorremmo che lo fosse ancora.
Qualunque sia la dimensione ... ma peché la nostra cultura giuridica (parlo proprio di noi italiani, ché in Gran Bretagna questo problema neanche lo capirebbero) è malata di dettaglio e genera cavilli, a allora bisogna dire "fino a tot mq a seconda dele coltivazioni ... ecc.". Abbiamo bisogno dei limiti perché solo così possiamo giocare a non rispettarli, trovando le eccezioni! Ascolta Alesandro: qui è semplice; si dice:




per l’autoconsumo familiare e per la vendita diretta e senza intermediari




Capisci che il limite è qui dentro e nella possibilità di fare vendita diretta (proprio "personale"), senza intermediari. Quanta terra di può coltivare in questo modo?




Tu mi dirai che qualcuno potrebbe coltivare molti ettari a cardi e bietole, facendo quantità "industriali", e poi mettersi tutti i giorni sul ciglio della strada a vendere cardi e bietole. Ma fingiamo che ci sia anche una persona così folle o (secondo lui) furba. E allora? Per non dare un "vantaggio a un "furbo" non liberiamo 10.000 contadini?
Io dico che è meglio che 100 colpevoli siano liberi piuttosto che avere 1 solo innocente in prigione. Qui addisrittura il rapporto disonesti/onesti non sarebbe ragionevolmente di 100:1 ma semmai di 1:100. Eppure c'è un mondo di moralisti e giustizialisti che la pensa al contrario. 




 




Sulle integrazioni. Non so da chi ti siano arrivate informazioni sbagliate. Ma siamo seri: chi firma questa petizione firma solo questa petizione. E i documenti non si cambiano. Chi ti ha detto queste cosa forse ha un modo leggero di pensare o forse il suo sguardo è annebbiato dall'accidia e dalla voglia pregiudiziale di fare critiche.
Quello che abbiamo deciso in assemblea (dove c'erano anche due soci ASCI - Simona Ugolotti e Roberto Pisani, ma invitati come amici e non come Asci, visto che l'Asci non ha scelto di promuovere la Campagna) è esattamente questo:




IL TESTO DELLA PETIZIONE NON SI CAMBIA. Non può che essere così, altrimenti mancheremmo di serietà e rispetto a chi l'ha firmato e lo sta firmando. Tutte le integrazioni e le nuove proposte che, senza cambiare lo spirito e gli obiettivi della petizione, vengono avanzate sono raccolte e alla fine della Campagna, saranno discusse fra i promotori (quelli che già ci sono e quelli che si aggiungeranno - solo organizzazioni di coltivatori, che le altre organizzazioni possono essere solo "sostenitori") e se approvate all'UNANIMITA' entreranno in un documento separato e parallelo che sarà presentato insieme alla petizione, con la firme delle organizzazioni promotrici che le hanno hanno approvate.




Chi ha detto o scritto cose diverse, non ha etto o scritto il vero e ha seminato nuova confusione.




 




Infine. Questo testo è stato discusso per quasi un anno tra molte persone. Ovviamente non sono stati contattati tutti quelli che potevano portare un contributo importante. Ma questo sarebbe stato difficile da gestire in un "mondo" dove si è spesso più attenti a marcare le differenze che i punti in comune. Poi l'anno scorso a fine luglio l'ho fatto girare a tente organizzazioni proponendo un termine (settembre) per chiudere, ché a forza di discutere si rischia di non arrivare a nulla. Qualcuno ha risposto, qualcuno ha continuato a generare nuove obiezioni (anche a punti già chiariti), qualcuno non ha risposto. Il testo che conteneva inizialmente 12 punti (se ricordo bene) si è ridotto a 5 per eliminare tutto ciò che generava dissenso. E' comunque un testo impereftto e incompleto. Ma da qualche parte vogliamo partire?




Perché mentre discutiamo e aggiustiamo le parole, il mondo contadino - invisibile, perché nessuno ne chiede il riconoscimento - muore.




 




Con queste parole ho provato a spiegarti e non ho mirato a convincerti, perché alla fine ciscuno sa cosa per sé è giusto e cosa non lo è e ciscuno sceglierà da che parte stare.




 




Un caro saluto!




Massimo


Rispondi
Anonimi
Inviato: 9/3/2009 18:15  Aggiornato: 9/3/2009 18:15
 Re: Punto 1
Ho appena scoperto questo sito mi sono appena iscritto ho letto comunque con attenzione la petizione.
Molti, o meglio moltissimi punti non accolgono la mia approvazione, sono a mio parere forvieri di equivoci ed interpretazioni utilitaristiche oltre che impossibili ad essere approvato dal punto di vista salute pubblica, ho deciso di firmarla comunque proprio perché la ritengo manifestazione di coraggio civile non trascurabile, penso sia un buon inizio poter andare a discutere a più alto livello dove comunque di certo non si tralascierà di
chiedere la modifica di elementi di controversia seguendo principi di sicurezza alimentare.
Peraltro io penso: se produco confezioni alimentari, nella fattispecie funghi trifolati cucinati con prezzemolo ed altro da me medesimo coltivato, o sott'olio, o quant'altro, e poi le consumo, le conservo per più anni, le propino a mia figlia, ai miei amici a cui li regalo, ed adesso che alcuni sono andati a vivere in Francia questi amici li hanno fatti mangiare ai lori amici e conoscenti, chi garantisce che tutta questa catena sia priva di qualsiasi rischio? Io naturalmente. Ma se per caso succedesse qualcosa, sappiamo che l'assoluto non esiste ma è sempre comunque una forma di altissima probabilità ma le eccezioni confermano le regole, a chi lo vado a raccontare?
Ecco, anche nel commercio controllato dalle ASL si formano nicchie di eccezione, con danni alle persone e relative inchieste sanitarie. Non sarebbe però la stessa cosa perché priva di qualsiasi controllo la sicurezza si fonda solo su una peraltro anarchica conoscenza individuale.
In qanto iscritto a forum micologico ho notato un altrettanto iscritto a forum micologico affermare pubblicamente che la sidurezza di comestibilità deriverebbe da un cambiamento di colore o qualcosa del genere che interverrebbe una volta messi i funghi a cucinare in pentola! Immaginatevi voi.
Si potrebbe istituire una mutua assistenza da parte di esperti del forum a cui i contadini a quanti volessero istituire i piccoli commerci potrebbero comunicare le loro condizioni di coltivazione raccolta e confezionamento,
rispondendone direttamente sulla fiducia e senza alcuna spesa, e che potrebbe rappresentare comunque una qualche forma di garanzia o quanto meno di tracciabilità.

dottor Paolo Rege-Gianas
Rispondi
Anonimi
Inviato: 29/11/2009 15:37  Aggiornato: 29/11/2009 15:37
 Re: Punto 1
Come si risolve il problema della buona fede?
Conosco tanti vicini agricoltori-contadini, lo sono anch'io, che in buona fede nei loro orti usano ogni ben di dio consigliato dal consorzio di turno.
Che sul monte di grano prima di caricarlo per la futura vendita e per il periodo che lo tengano in magazzino ci buttano "una manciata" di anti xxx e poi magari si fanno anche il pane buono e anche polli buoni.
Conosco anche chi sopra i sacchi di tappi di sughero appoggia i sacchi di antiparassitari...
E su quello sono sicuro e li difenderei tutti, lo fanno in "buona fede" senza voler male a nessuno, e i loro prodotti per loro sono i migliori del mondo.

Esiste ancora malgrado tutto un immenso problema di cultura e di conoscenza, i cosi detti "contadini" sono entrati in questo paese da relativamente poco tempo nel mondo dell'uso massiccio degli antiparassitari e dei concimi su grande scala, e purtroppo (o meno male non lo so) si può fare il contadino senza aver fatto nemmeno un ora di preparazione tecnica, per cui l'informazione viene fatta di chi produce e vende i prodotti.

Per questo liberi di produrre e vendere ma con cultura obbligatoria?
Rispondi

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