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Una campagna di importanza storica

post by Michele Corti www.ruralpini.it

È partita la raccolta di firme per sollecitare il varo di provvedimenti legislativi che riconoscano l’agricoltura contadina e liberino il lavoro dei contadini dalla burocrazia. Quello che la campagna si prefigge è l'accoglimento di alcuni principi. Sarà poi cura del legislatore (in sede nazionale e regionale) tradurli in articoli di appositi provvedimenti legislativi e/o applicarli nell'ambito della legislazione sull'agricoltura, le aree rurali, la montagna. La Campagna riguarda una proposta articolata in 5 punti, per iniziare a distinguere l’agricoltura contadina (quella rivolta prevalentemente alla vendita diretta senza intermediari dei prodotti) dall’agricoltura basata sulle produzioni specializzate e su larga scala, sulle monocolture, sulla forte meccanizzazione e su un altrettanto intenso uso della chimica, sulla vendita ad industre trasformatrici o alla grande distribuzione.


Una realtà che coinvolge le valli alpine, le colline, ma anche le aree periurbane e di "conurbazione diffusa"

Ad avviso dei promotori e dei sostenitori della campagna politica appena iniziata, mantenere sotto lo stesso regime fiscale, previdenziale, normativo, burocratico queste due realtà così abissalmente diverse porta - che i decisori politici ne siano consapevoli o meno - alla "pulizia etnica" di quei contadini, pastori, piccoli allevatori che ancora caparbiamente resistono nelle aree "marginali", ma impedisca anche il ritorno alla terra di giovani che vorrebbero avviare nuove attività legate alle produzioni biologiche, all'agriturismo, alle fattorie didattiche. E questo vale non solo nelle vallate più interne ma anche nelle aree a forte urbanizzazione dove, oggi, l'unica azienda agricola che può operare è quella polivalente, famigliare, basata sulla vendita diretta di prodotti che si differenziano da quelli dell'agroindustria ma anche di servizi.


Agricoltura contadina: "marginale" solo in base ad un PIL che conta come reddito la distruzione delle risorse e la cura dei danni alla salute e all'ambiente

Non c'è futuro per l'agricoltura contadina (sia quella dei piccoli produttori rurali tradizionali che quella dei neo-contadini) se non viene sollevata dagli adempimenti amministrativi e dai regimi di autocontrollo previsti per le imprese agricole, se non le si applica un trattamento fiscale che ne riconosce il carattere di attività solo in parte commerciale. Un vero peccato perchè c'è assoluto bisogno di un rilancio dell'agricoltura contadina che, per il solo fatto di esistere, produce molte e grandi utilità per il territorio e per la società in generale. L'agricoltura contadina non produce, in termini di PIL, che una frazione dell'agroindustria. Ma se usassimo altri parametri - che tengono conto di indicatori ambientali e sociali - ci accorgeremmo che la bilancia tra il contributo dei due sistemi si inverte. L'agroindustria è causa di pesantissimi impatti ambientali che compromettono le risorse naturali (a partire dalla fertilità della terra e della purezza dell'acqua), mettono a rischio la salute della generazione presente e lo stesso il futuro delle generazioni a venire. L'agricoltura contadina mantiene qualla biodiversità che i sistemi agricoli industriali (generosamante sovvenzionati dalla mano pubblica) distruggono, conserva i saperi tradizionali, le tecniche e dei prodotti locali, mantiene nelle resideue campagne e nelle aree montane una consisentenza demografica minima da giustificare la presenza di servizi senza i quali lo spopolamento sarebbe totale.

L'economia locale cosa potrebbe offrire senza il paesaggio, senza le tradizioni, senza prodotti dell'artigianato alimentare. Quali menù kmO o semplicemente quale offerta gastronomica territoriale potrebbero offrire le "Osterie tipiche" senza i piccoli produttori rurali che hanno salvato produzioni messe alla gogna dall'igienismo e dalla smania di standardizzazione? Quali stimoli per il turista se trova ovunque le stesse cose (paesaggi, prodotti, colture e culture). E quanto costano i disastri ambientali (in termini di danni e opere ingenieristiche di prevenzione) legati all'abbandono delle colline e delle montagne, al venir meno della presenza capillare dei contadini e della loro cura di prati, pascoli, boschi?


La partecipazione attiva dei consumatori è la chiave del successo della campagna

Un ruolo positivo dell'agricoltura sull'ambiente e l'economia locale non può derivare da un settore agricolo che occupa solo il 2% della popolazione attiva. Una società sostenibile deve prevedere un ritorno alla terra e anche un recupero alla coltivazione di tante risorse territoriali abbandonate (basti pensare ai terrazzamenti inselvatichiti, alle boscaglie che arrivano al limitare dei villaggi). Certo è difficile coltivare certi terreni; non si possono usare i terzisti con le maxi macchine. Ma se il contadino non è vessato dalla burocrazia e ha la possibilità di venderei propri prodotti attraverso i canali che riconoscano il valore dei propri prodotti la "marginalità" viene relativizzata e in qualche caso ribaltata.

Liberato dalla burocrazia il contadino può dedicarsi a "coltivare"i rapporti con il consumatore (a pochi passi dall'azienda o in una città vicina). Dove l'accesso ai mercati è meno facile saranno i GAS o altri schemi di contatto diretto tra consumatori e contadini a dare una mano (altrimenti che senso ha definirsi solidali?). Non c'è agricoltura contadina oggi senza coinvolgimento attivo del consumatore (coproduttore) che sia residente in area rurale o anche abitante delle città.

Al di là di un singolo atto di acquisto il consumatore può spingersi a fare un abbonamento spesa, contratti di acquisti anticipato e persino acquistare la comproprietà di una mucca o di un albero o alcuni piedi di vigneto rispolverando vecchie tradizioni contrattuali (compartecipazioni, soccide, mezzadria) messe al bando dalla "modernità", ma che oggi vanno viste in una luce completamente diversa. Al consumatore attivo, consapevole che senza agricoltura contadina la prospettiva è la "dittatura alimentare" (ogm, monopolio della grande distribuzione e dell'agroindustria) va chiesto non solo di sostenere la campagna per l'agricoltura contadina ma di esserne parte attiva e propositiva asullo stesso piano dei produttori.
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Contadini: un'altra specie in estinzione

Contadini: un'altra specie in estinzione


Da quando la figura di chi lavora la terra è stata istituzionalizzata e resa da anni di leggi definitivamente e regolamente "imprenditore agricolo", le piccole e piccolissime fattorie rurali hanno gradualmente ceduto il passo, chi chiudendo, chi vendendo, chi evolvendosi in azienda più grande per sopravvivere.  Altre cose sono cambiate e hanno preso forma e nomi nuovi. La terra fertile non esiste più, ora è chiamata nel burocratese SAU (superficie agricola utile).  Assieme al trattore e ai suoi attrezzi l'agricoltore non può fare a meno di avere al suo libro paga un commercialista, un esperto di finanziamenti statali, un geologo e altri professionisti vari che avallano le sue pratiche firmando, perché la burocrazia è diventata parte della sua attività lavorativa quotidiana. Il suo mercato non è più la piazza di paese o di rione ma è la "filiera", corta o lunga che sia, ma di rado l'agricoltore vede il viso di chi mangerà i suoi prodotti. Le sue sementi, di "altra" qualità ibrida, non sa nemmeno che genetica contengano e non le può possedere o riseminare. E se usa antiparassitari e concimi chimici dovrà possedere una profonda conoscenza di studi farmaceutici per distrigarsi nella lettura delle schede tecniche  e comprendere gli effetti collaterali che hanno quei prodotti sulla sua salute. Pochi sanno ad esempio che molti di questi portano all'infertilità. Ogni fase del suo lavoro è regolata da articoli di legge che una commissione che si riunisce a Bruxelles, fatta di persone che non sanno "cos'è un campo di grano", gli hanno scritto. Tutto ciò ha prodotto una nuova generazione di lavoratori della terra, profondamente diversa da quella del passato, che non può fare a meno di ampie superfici coltivate con una sola specie e che cerca di vivere producendo molto ma a basso costo, anche perché i loro clienti, spesso grandi gruppi commerciali, di più non offrono e il prezzo lo fanno loro.


Tutto ciò ha chiuso le porte all'agricoltura di piccola scala, quella che ha a disposizione piccoli appezzamenti e non ha "mercato di larga scala" per i suoi prodotti. L'agricoltura contadina e i contadini hanno semplicemente cessato di esistere. Noi di Civiltà Contadina vorremmo farli rinascere entrambi, non per nostalgia, non per "tornare alle origini", non perchè crediamo che "gli asini volano". Siamo però sicuri che si può fare di meglio sui campi di ciò che  si fa ora e se abbiamo deciso di lanciare questa campagna  popolare è perché crediamo che come noi la pensino in tanti. Infatti l'agricoltura attuale ha dato fin troppo prova di essere un insuccesso quasi totale. Pensiamo solo alla carenza di cibo nel mondo dovuta in gran parte alla importazione di derrate alimentari dai paesi più poveri a quelli più ricchi che non sono capaci di essere autosufficienti sul piano agricolo, Italia compresa. Pensiamo alle continue scoperte di cibi posti in vendita già avvelenati o adulterati (carni alla diossina, cereali ammuffiti, influenza dei polli, latte alla melamina solo per citare quelli successi e i più noti dell'ultimo anno) che sono il risultato dell'agricoltura industriale. Pensiamo alla differenza impressionante che esiste fra il prezzo pagato al produttore agricolo e quello che costa al cliente finale per via di un mercato pervertito. Pensiamo all'uso di sementi geneticamente modificate e ai tanti prodotti agricoli tossici immessi nell'ambiente di vita umano solo per avere produzioni a norma dei regolamenti di mercato internazionali. Pensiamo soprattutto alla perdita di sapore dei prodotti da supermercato e alla perdita di poesia dei campi di pianura ormai ridotti a tavole piatte a perdita d'occhio.


La Campagna per l'agricoltura contadina guarda al futuro, a far rinascere una nuova generazione di persone che lavoreranno la terra dove abitano e vivono. Guarda  a persone che si vogliono riappropriare del nome di contadino. E per ridare contadini alla terra siamo partiti da poche e semplici proposte che con il tempo e le energie di tutti diventeranno realtà. Anni fa alcuni di noi che ora organizzano questa campagna hanno profuso energie per sostenere leggi a protezione e diffusione della biodiversità delle sementi. Oggi tutte le leggi auspicate sono state tutte promulgate. Per questo crediamo che avremo un'altra vittoria ad aspettarci, quella di rivedere le facce dei contadini ripopolare le campagne e renderle produttive. Nella petizione abbiamo voluto riassumere alcuni di quelli che riteniamo essere i principi basilari della contadinanza. Ma non vogliamo, non possiamo fermarci qui, e con il dialogo e la discussione sul sito che abbiamo creato, www.agricolturacontadina.org,  arriveremo a completare il quadro delle proposte per rendere perfetta l'identità contadina.


 


Alberto Olivucci


Presidente di Civiltà Contadina

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1° giugno a Predosa (AL)-Serata Informativa sul 3° referendum per l'ambiente e l'acqua pubblica

INFORMIAMO E DISCUTIAMO SUL NUCLEARE E SULL’ACQUA
“BENE COMUNE”
INTERVERRANNO:
MAURO BUZZI, COMITATO PER L’ACQUA PUBBLICA, ALESSANDRIA
LINO BALZA, MEDICINA DEMOCRATICA ALESSANDRIA
FRANCO NICETI, COMITATO VIVERE A PREDOSA
LELIO MORRICONE, COMITATO VIVERE A PREDOSA


iniziativa realizzata con la collaborazione con Consorzio della Quarantina Associazione per la terra e la cultura locale

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