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Corso per la salvaguardia dei semi – Luglio 2009

 

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Civiltà Contadina
Associazione per la valorizzazione della biodiversità


Corso per la salvaguardia dei semi – Luglio 2009

(La biodiversità rurale e la salvaguardia delle varietà di antichi ortaggi)

San Leo
26 - 30 luglio 2006
Inizio ore 17.00 del 26 luglio
Fine ore 13.00 del 30 luglio

Come salvare i semi e costituirsi una propria banca genetica familiare.

Circa 40 anni fa nascevano i primi embrioni dei movimenti di seed savers (custodi di sementi) e, assieme a loro, una rete di banche genetiche mondiali per rispondere all'esigenza di  conservare i semi delle varietà più antiche di piante alimentari, quali ortaggi, cereali e leguminose di cui in quegli anni, con l'avvento della cosiddetta rivoluzione verde, stavano cominciando a scomparire. Purtroppo a distanza di decenni il problema di porre sotto conservazione l'ampio spettro della biodiversità rurale diffusa nel pianeta è ancora lontano dal realizzarsi, soprattutto in Italia, che ha avuto in passato una florida civiltà contadina. Sono ancora tante e innumerevoli le varietà di semi in attesa di essere riscoperte, catalogate e messe in stato di conservazione. Purtroppo anche il gesto stesso di raccogliere i semi dalle proprie coltivazioni e preservarli di anno in anno è stato dimenticato e i nuovi appassionati di orto familiare dipendono sempre più dalle sementi in busta che si acquistano nei supermercati o nei garden centers, sementi spesso ibride che non si possono nemmeno riseminare. In questo corso verranno esaminate tutte le tecniche di moltiplicazione dei semi ortivi più comuni, le distanze di isolamento fra le varietà per non rischiare di mescolarne le varietà con scambi di pollini, la pulizia delle sementi dopo la raccolta, le tecniche di stoccaggio ed essiccazione, come evitare le malattie trasmissibili da seme, come ricercare vecchie e tradizionali del proprio territorio non ritrovabili in commercio ma dotate di gusti e qualità superiori, i problemi legislativi che rendono difficile la vita alle sementi. Si parlerà anche della loro coltivazione tramite tecniche di agricoltura naturale con la visita di esempi viventi di orti conservativi, di come costruire un archivio vivente casalingo di sementi e di come questo impegno di custodia di sementi possa essere trasformato in una attività capace di dare soddisfazioni economiche e autofinanziamento. Inoltre saranno illustrate le caratteristiche negative delle sementi ibride F1 in relazione alle produzioni in un orto familiare e perché invece indirizzare le proprie scelte verso le varietà a impollinazione aperta.

Temi affrontati nel corso

  • Tutti i perché sulle varietà locali che richiedono conservazione

  • Produzione familiare di semi nel proprio orto o giardino

  • Selezione e lavorazione del raccolto di semi con uso di setacci

  • Varietà ibride: perché evitarle e cosa comporta la loro scelta in un orto familiare, come disibridarle

  • Creare la propria banca di semi: catalogazione, conservazione

  • La ricerca e individuazione di semi locali: come cercare nel proprio territorio semi di piante alimentari e non tipici e tradizionali

  • Le opportunità di lavoro con la riproduzione di sementi antiche

  • Esercizi pratici nell'orto conservativo sull'impollinazione, autocostruzione di setacci (ognuno potrà portarsi a casa il suo proprio setaccio), pulizia di semi asciutti e umidi, funzionamento dell'essiccazione, prove di germinazione, i germogli di semi come alimento

  • Visita a orti di custodi di semi presenti in vallata, visita di un orto scolastico conservativo, visita all'orto dei frutti dimenticati

  • Visite turistiche a San Leo e ai vicini castelli

  • Costruzione di un piccolo orto sinergico


Docente
Alberto Olivucci
Da quando diventa agricoltore bio decide di coltivare sementi come professione e di dedicarsi alla scoperta del mondo dei seed savers. Il suo primo orto con varietà antiche è del 1996 e dal 2000 organizza un coordinamento italiano di collegamento fra cercatori di semi che diviene l'associazione Civiltà Contadina di cui nel 2001 diventa presidente. Vive nella sua fattoria a San Leo in Romagna, in cui si svolgerà il corso, che è anche sede di svariate attività culturali e sociali.

Stile di insegnamento
Teorico e pratico, informale e partecipativo, con molti esercizi nell'orto e in campo e con i semi. Il corso si articola con momenti di teoria, attività pratiche e visite a custodi di sementi presenti in Val Marecchia.

Luogo di svolgimento
Ca' del Santo, un casale molto antico nel comune di San Leo, PU. Per arrivare il tragitto prevede l'arrivo a Rimini.
In auto: l'uscita a Rimini Nord è la preferibile. All'uscita dall'autostrada si procede dritto e poi a destra. Alla prima rotonda si gira a destra e poi sempre dritto per 4 rotonde. Alla quarta rotonda non è possibile andare dritto e quindi girare a sinistra prima e poi dopo alcuni km al primo incrocio con semaforo a destra. Siete sulla strada per Arezzo e andate sempre avanti fino ad arrivare a Pietracuta. Li si svolta a sinistra per salire verso San Leo. Dopo 4 km da quella svolta, tre km prima di San Leo, ci si trova a Collina (Fraz. di San Leo). Li si cerca a destra una indicazione per Pietramaura e si gira . La prima strada a sinistra riporta un cartello per Ca' del Santo. Seguite le indicazioni fino a destinazione. Potete scaricare una cartina dettagliata dal sito del comune di San Leo.
In treno: Arrivare alla stazione di Rimini e all'uscita recarsi alla piazzola per il'autobus che porta a Novafeltria. Si scende a Pietracuta dove in certi orari esiste un servizio navetta che porta fino a Collina. Verremo a prendervi una volta giunti a Collina, o a Pietracuta in assenza del pulmino locale. Gli orari delle corriere da Rimini li potete scaricare dal sito. (scarica orario)

Costo a partecipante
La quota di partecipazione per ogni singolo partecipante è di € 250,00. Nella quota è compreso sia l’uso delle attrezzature, sia il costo dei pasti consumati a presso la sede dei corsi. E' richiesto il versamento di un anticipo di € 50 all'atto di iscrizione al corso tramite versamento alla posta di una ricarica Postepay n. 4023 6004 5157 6021 intestato a Olivucci Alberto, causale "corso salvaguardia semi" e una volta fatto il versamento può bastare una telefonata o una email di avviso all'indirizzo biodiversita@biodiversita.info. Prima del versamento è buona cosa chiedere quanti posti sono rimasti disponibili. (Max. 15)

Note tecniche sul corso

  1. La cucina servita a Ca' del Santo è della massima qualità, con ingredienti da agricoltura biologica, creativa e principalmente basata su principi di alimentazione naturale.

  2. Ad ognuno verrà dato un Molenskine su cui appuntare note, consigli, disegni. Non verranno distribuite fotocopie.

  3. Per chi viene da fuori sarà possibile pernottare o all'interno dei locali di Ca' del Santo, previo portare con se proprie lenzuola, o in stile campeggio portando con se le proprie tende oppure è possibile prenotare presso vicini agriturismi o bed & breakfast. (vedi info turistiche San Leo)

  4. Per ogni eventuale aggiornamento consultare il sito internet www.cadelsanto.org


Contatti
Alberto Olivucci
Ca' del Santo
Via Varco Biforca 7
Fraz. Collina
61018 San Leo
www.cadelsanto.org
biodiversita@biodiversita.info
cell. 3492996042
Tel. 0541 924036
Skype albertoolivucci

 

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Il mondo secondo Monsanto - dalla diossina agli OGM

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Ci vuole fegato a leggere questo libro-denuncia sulla compagnia madre di tutti i principali OGM venduti e coltivati nel mondo. Parlo della Monsanto, evocativo nome ma detenuto da una multinazionale dell'agroindustria che nel corso degli anni si è distinta per le sue spericolate avventure nel mondo della chimica più inquinante che ora, dismesso il ramo chimico, si è concentrata nella missione di riempire il pianeta intero, se le fosse possibile, con le sue sementi brevettate. Il risultato finale è sconcertante e terrificante nei retroscena ed è riportato con dovizia di particolari dal volume “Il mondo secondo Monsanto” della giornalista francese Marie-Monique Robin assieme a oltre un secolo di storia di questa compagnia fondata nel 1879. Nella sua storia primeggiano pagine scritte con i famigerati PCB, con la terribile diossina, con la peggiore arma letale del Vietnam: l'agente Orange. Ma ci sono soprattutto le pagine oscure dedicate al grande complotto degli organismi geneticamente modificati, fatte di scienziati messi a tacere, di scienziati messi a libri paga, di intere nazioni del sud del mondo controllate tramite gli alimenti e le sementi. Un'opera ben documentata che prende il via da un precedente documentario girato dalla stessa giornalista e nonostante il suo spessore, sia come numero di pagine sia come referenze, si legge molto piacevolmente e permette a chiunque di farsi una idea sulla Monsanto molto diversa da quella che è pubblicamente diffusa dalle sue agenzie di public relations e viral marketing. Inoltre arrivare alla fine del libro è un sollievo per rendersi finalmente conto che anche Monsanto è un gigante dai piedi di argilla e che può cadere e sfracellarsi. I suoi prodotti infatti stanno creando forte disaffezione da parte degli stessi agricoltori che li avevano osannati fino a pochi anni fa e le sue azioni in borsa sono in caduta già da tempo. Alcune erbe infestanti molto aggressive sono diventate immuni al suo erbicida totale e milioni di acri di soya e cotone transgenici sono andati quest'anno in distruzione. Il nostro compito è di accompagnare questa compagnia, e non solo questa ma anche tutte quelle che hanno operato e tuttora operano come lei, alla sua finale destinazione: l'estinzione.

 

Presenterò questo libro domani mattina a Firenze in occasione di Terra Futura, Fortezza da Basso, alle ore 11.00 presso lo stand di Edizioni Macro.

 

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Burocrazie: eutanasia per l'agricoltura contadina

Ho un vecchio trattore, un trattore a cingoli che non esce mai dalla mia proprietà, lo uso solo per girare fra i capi e il bosco, non deve attraversare strade comunali e proprio per questo è un vero e proprio attrezzo agricolo. Ho oltre 50 anni e quindi si può definire un pezzo antico. Va a gasolio, certo un po' inquina, ma l'importante è usarlo solo quando serve. Da un po' di tempo ha i freni che non tengono più tanto bene e anche le frizioni sono ormai consumate. Qui in montagna senza la certezza che queste funzionino si rischia la vita. Ecco perché ho deciso di chiedere a una officina meccanica specializzata in trattori di farmi il lavoro. Il trattore dovrà essere caricato su un rimorchio e portato all'officina che lo deve revisionare. Ma c'è un problema. Una recente normativa impone a tutti i mezzi agricoli che escono dalla proprietà di essere perfettamente in regola sia con il codice stradale, ovvero luci e lampeggianti gialli rotanti, e con i codici di sicurezza antiinfortunistica: barra ribaltamento, protezione marmitta, bande andisdrucciolo. Non scendo nei dettagli ma solo per mettere in regola il mio trattorino a cingoli occorrono oltre un migliaio di euro, più del suo valore. Il meccanico non può farmi il lavoro se prima non lo mette in regola. Ergo non posso ripararlo se prima non lo adeguo. Insomma è diventato un ferro vecchio da buttare via o tuttalpiù da avviare fra i ferri vecchi di antiquariato, ma nei campi non potrò più usare. Il meccanico che è anche concessionario mi ha detto di buttarlo e comprarne uno nuovo. Non che non mi piacciano le cose nuove, perché no, però visto che quello vecchio fa bene il suo lavoro comprarne uno nuovo significa: inquinare molto per costruirne uno nuovo al posto di uno vecchio che aveva bisogno di qualche riparazione, riempirmi di debiti perchè quello nuovo costa come un mercedes, buttare anche tutti gli attrezzi perché quello nuovo richiede attrezzi moderni, non poterlo più aggiustare da me per le piccole manutenzioni perché è tutto elettronico e quindi fuori dalle mie conoscenze meccaniche. Tutto per un mezzo che non è destinato a uscire mai dai miei campi.

La stessa cosa ma in modo più grave accade a Gino, un anziano delle mie parti, un vero esempio di cura della biodiversità locale, che ha nei suoi campi una trentina di varietà locali di erbe aromatiche e officinali. Per fare il suo lavoro ha quattro motocoltivatori e deve metterli tutti in regola immediatamente perché per arrivare ai suoi campi deve percorrere 50 m di strada pubblica e quindi escono dai campi. Ma oltre al costo gli hanno imposto per legge a questo adeguamento dovrebbe conseguire anche la patente di guida B. Lui non ha patente, non l'ha mai avuta e nemmeno si sogna alla sua età di affrontare l'esame. Sarà costretto a dismettere i suoi attrezzi di lavoro e quindi anche il suo campo di profumate erbe patrimonio della biodiversità locale? È da solo nel suo lavoro e non ci sono giovani che lo affiancano o lo sostituiranno, in questo modo affretteranno la sua fine di contadino e di tutto il suo patrimonio di conoscenze.

In questo sito vorremmo accogliere le storie di tutti coloro che si trovano per via del loro lavoro di contadini oppressi da burocrazie di vario genere che gli rendono impossibile la vita nei campi. Spero che sarete numerosi, postate le vostre lettere e saranno pubblicate in questo blog.

 

 

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Petizione pro Bitto storico nel solco della campagna

Invito tutti i sostenitori della campagna "agricoltura contadina" a sostenere anche la petizione "pro Bitto storico" che si può sottoscrivere a http://probittostrico.com/

Espongo in termini essenziali della questione Bitto a vantaggio dei frequentatori del blog. Intanto non è l'unico conflitto tra produttori "storici", "Tradizionali" "piccoli" e i consorzi di tutela Dop, agenzie (queste ultime) tra le peggiori nel promuovere l'agroproduttivismo e nel succhiare risorse pubbliche per fini privati.

I Consorzi per marchiare di più (e incassare di più) sostengono 1) allargamento delle zone di produzione rispetto a quanto storicamente attestato; 2) standardizzazione delle norme di produzione in modo che su grande scala o su scala industriale si possano "replicare" i prodotti "tipici"; 3) meccanismi interni e scelte poliche che danno più peso ai "grossi" (voto per quantità e non a testa ecc.).

Sostengo anch'io che troppi paletti alla definizione di agricoltura contadina in questa fase ci possono impedire di far avanzare la nostra campagna, ma va anche detto che ci sono "stili produttivi" incompatibili con la ns prospettiva perchè sono gli stili che impongono il risucchio dei produttori (piccoli e medi) dentro l'ingranaggio perverso delle filiere agroindustriali.  Quelli del Bitto "storico" non solo contestano l'allargamento della prodzuione del Bitto ad aree dove questa è stata intrapresa solo DOPO l'ottenimento della Dop (alla rincorsa del prezzo), ma contestano l'omologazione della produzione del Bitto allo stile produttivo "industriale" che, tradotto in pratica signifuca usare anche a 2000 m sui pascoli alpini mucche che sono macchine da latte, alimentate con mangimi con soia OGM, e mettere nella caldaia del latte le famigerate "bustine" di fermenti selezionati industriali (uguali per tutti) per "pilotare" le fermentazioni onde avere meno "difetti".

la logica delle bustine è quella che consente di lavorare con minore attenzione e amore per il latte-materia-viva che cambia ogni giorno in base a quello che mangiano le mucche, alle condizioni meteo ecc. E' la logica del caseificio industriale dove arriva un latte materia prima senza volto frutto di mille mescolanze senza storia e che va trattatro seguendo un manuale che parla di gradi di temnperatura e di acidità di tempi cronometrati, di operazioni autonatizzate.

Quelli del Bitto si sono ribellati con coraggio e ostinazione e oggi non solo Slow Food ma qualcuno anche nelle "istituzioni" ha preso a darli ragione.

Il rischio di fare torto ad altri produttori non c'è. Intanto va detto che i "piccoli" dalla parte del Consorzio sono subalterni ai grossi stagionatori privati e alle coop, ai grossi allevatori industriali della Valtellina con stalle da Cremona.  Poi i "ribelli" non vogliono impedire agli altri di produrre Bitto. Vogliono solo che il loro, quello "tradizionale", sia differenziato all'interno della DOP. Se questa cosa non viene accettata sono costretti a stare fuori della Dop per non confondersi e, a questo punto, restano "fuorilegge" perchè non potrebbero più chiamare Bitto il loro formaggio. Un paradosso perchè loro lo fanno nell'area di produzione tradizionale nel modo tradizionale.
Se non si concede questa differenziazione saranno costretti a rivolgersi alla Commissione Europea facendo presente tutte queste circostanze.

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Una campagna di importanza storica

post by Michele Corti www.ruralpini.it È partita la raccolta di firme per sollecitare il varo di provvedimenti legislativi che riconoscano l’agricoltura contadina e liberino il lavoro dei contadini dalla burocrazia. Quello che la campagna si prefigge è l'accoglimento di alcuni principi. Sarà poi cura del legislatore (in sede nazionale e regionale) tradurli in articoli di appositi provvedimenti legislativi e/o applicarli nell'ambito della legislazione sull'agricoltura, le aree rurali, la montagna. La Campagna riguarda una proposta articolata in 5 punti, per iniziare a distinguere l’agricoltura contadina (quella rivolta prevalentemente alla vendita diretta senza intermediari dei prodotti) dall’agricoltura basata sulle produzioni specializzate e su larga scala, sulle monocolture, sulla forte meccanizzazione e su un altrettanto intenso uso della chimica, sulla vendita ad industre trasformatrici o alla grande distribuzione. Una realtà che coinvolge le valli alpine, le colline, ma anche le aree periurbane e di "conurbazione diffusa" Ad avviso dei promotori e dei sostenitori della campagna politica appena iniziata, mantenere sotto lo stesso regime fiscale, previdenziale, normativo, burocratico queste due realtà così abissalmente diverse porta - che i decisori politici ne siano consapevoli o meno - alla "pulizia etnica" di quei contadini, pastori, piccoli allevatori che ancora caparbiamente resistono nelle aree "marginali", ma impedisca anche il ritorno alla terra di giovani che vorrebbero avviare nuove attività legate alle produzioni biologiche, all'agriturismo, alle fattorie didattiche. E questo vale non solo nelle vallate più interne ma anche nelle aree a forte urbanizzazione dove, oggi, l'unica azienda agricola che può operare è quella polivalente, famigliare, basata sulla vendita diretta di prodotti che si differenziano da quelli dell'agroindustria ma anche di servizi. Agricoltura contadina: "marginale" solo in base ad un PIL che conta come reddito la distruzione delle risorse e la cura dei danni alla salute e all'ambiente Non c'è futuro per l'agricoltura contadina (sia quella dei piccoli produttori rurali tradizionali che quella dei neo-contadini) se non viene sollevata dagli adempimenti amministrativi e dai regimi di autocontrollo previsti per le imprese agricole, se non le si applica un trattamento fiscale che ne riconosce il carattere di attività solo in parte commerciale. Un vero peccato perchè c'è assoluto bisogno di un rilancio dell'agricoltura contadina che, per il solo fatto di esistere, produce molte e grandi utilità per il territorio e per la società in generale. L'agricoltura contadina non produce, in termini di PIL, che una frazione dell'agroindustria. Ma se usassimo altri parametri - che tengono conto di indicatori ambientali e sociali - ci accorgeremmo che la bilancia tra il contributo dei due sistemi si inverte. L'agroindustria è causa di pesantissimi impatti ambientali che compromettono le risorse naturali (a partire dalla fertilità della terra e della purezza dell'acqua), mettono a rischio la salute della generazione presente e lo stesso il futuro delle generazioni a venire. L'agricoltura contadina mantiene qualla biodiversità che i sistemi agricoli industriali (generosamante sovvenzionati dalla mano pubblica) distruggono, conserva i saperi tradizionali, le tecniche e dei prodotti locali, mantiene nelle resideue campagne e nelle aree montane una consisentenza demografica minima da giustificare la presenza di servizi senza i quali lo spopolamento sarebbe totale. L'economia locale cosa potrebbe offrire senza il paesaggio, senza le tradizioni, senza prodotti dell'artigianato alimentare. Quali menù kmO o semplicemente quale offerta gastronomica territoriale potrebbero offrire le "Osterie tipiche" senza i piccoli produttori rurali che hanno salvato produzioni messe alla gogna dall'igienismo e dalla smania di standardizzazione? Quali stimoli per il turista se trova ovunque le stesse cose (paesaggi, prodotti, colture e culture). E quanto costano i disastri ambientali (in termini di danni e opere ingenieristiche di prevenzione) legati all'abbandono delle colline e delle montagne, al venir meno della presenza capillare dei contadini e della loro cura di prati, pascoli, boschi? La partecipazione attiva dei consumatori è la chiave del successo della campagna Un ruolo positivo dell'agricoltura sull'ambiente e l'economia locale non può derivare da un settore agricolo che occupa solo il 2% della popolazione attiva. Una società sostenibile deve prevedere un ritorno alla terra e anche un recupero alla coltivazione di tante risorse territoriali abbandonate (basti pensare ai terrazzamenti inselvatichiti, alle boscaglie che arrivano al limitare dei villaggi). Certo è difficile coltivare certi terreni; non si possono usare i terzisti con le maxi macchine. Ma se il contadino non è vessato dalla burocrazia e ha la possibilità di venderei propri prodotti attraverso i canali che riconoscano il valore dei propri prodotti la "marginalità" viene relativizzata e in qualche caso ribaltata. Liberato dalla burocrazia il contadino può dedicarsi a "coltivare"i rapporti con il consumatore (a pochi passi dall'azienda o in una città vicina). Dove l'accesso ai mercati è meno facile saranno i GAS o altri schemi di contatto diretto tra consumatori e contadini a dare una mano (altrimenti che senso ha definirsi solidali?). Non c'è agricoltura contadina oggi senza coinvolgimento attivo del consumatore (coproduttore) che sia residente in area rurale o anche abitante delle città. Al di là di un singolo atto di acquisto il consumatore può spingersi a fare un abbonamento spesa, contratti di acquisti anticipato e persino acquistare la comproprietà di una mucca o di un albero o alcuni piedi di vigneto rispolverando vecchie tradizioni contrattuali (compartecipazioni, soccide, mezzadria) messe al bando dalla "modernità", ma che oggi vanno viste in una luce completamente diversa. Al consumatore attivo, consapevole che senza agricoltura contadina la prospettiva è la "dittatura alimentare" (ogm, monopolio della grande distribuzione e dell'agroindustria) va chiesto non solo di sostenere la campagna per l'agricoltura contadina ma di esserne parte attiva e propositiva asullo stesso piano dei produttori.
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Il mondo senza Monsanto

Macrolibrarsi.it presenta: IL MONDO SECONDO MONSANTO: storia di una multinazionale che ci vuole bene

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